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sabato 23 febbraio 2013

IO SONO STANKO dal 22 al 24 febbraio al Teatro Aurelio

Giovanni Maria Buzzatti e Giselle Martino

Teatro Aurelio
dal 22 al 24 febbraio 2013
IO SONO STANKO
di e con 
Giovanni Maria Buzzatti e Giselle Martino
aiuto regia: Alberto Basaluzzo
progetto luci e tecnica: Manuele Guarnacci
Organizzazione produzione: Lucrezia Lanza e Manuele Guarnacci
Un ringraziamento speciale a Natasa Antic Perin e Flore Murard Yovanovitch
regia Giovanni Maria Buzzatti

PREMIO HYSTRIO alla Vocazione 13 edizione: menzione a Giselle Martino per
"l'antiretorico e attuale monologo da Io sono Stanko di Buzzatti-Martino"

"Se usi la violenza scegli le armi che il tuo nemico sa usare meglio"

Stanko, immigrato di origine balcanica arrivato in Italia, ce l'ha fatta: e dà inizio al suo show. Ora è il manager di una grande azienda di riciclaggio di rame e metalli: paga le tasse e
dà lavoro ad altri immigrati ma nel suo paese, ha condotto attività per le quali è dovuto scappare.
Una zingara irrompe tra il pubblico intrattenendolo con giochi di carte e leggende gitane. Chi è? Da chi è mandata? Cosa vuole da Stanko? Le origini dei due personaggi si mischiano tra commedia e realtà, laddove è difficile – da intrusi, in un paese straniero – svelare la propria identità. I riferimenti si fanno non casuali e lo spettacolo si fa storia: quella di Stanko,
nel suo paese. Una storia vera. 
IO SONO STANKO è nato a primavera del 2011, nei giorni in cui il governo italiano dichiarava la sua "posizione" sulla "questione-Libia". Mi ha sempre incuriosito, affascinato, inquietato la storia dei Balcani. Mi impressiona come persone della stessa terra raccontino ognuno la sua storia, il suo presidente, la sua guerra. Anche i confini, come le persone, hanno facce diverse: persone della mia, della nostra generazione o più piccole, hanno vissuto qualcosa che per noi è solo storia, o geografia. Attraverso quello che ci accingevamo a scrivere, volevamo parlare di questo. Stanko è un nome abbastanza comune in Serbia, ci piaceva intitolare la piéce IO SONO STANKO per giocare sull'equivoco linguistico; non potevamo immaginare cosa sarebbe successo in seguito. In quei giorni mi capitò di leggere un articolo su Gene Sharp, storico americano e autore, tra gli altri, di "From dictatorship to democrazy", che ha ispirato gli allora neonati movimenti non violenti in Libia, in Egitto, e in molte altre parti del mondo. Faccio una ricerca per scovare tracce di movimenti non violenti in terra balcanica: compare il logo di un pugno chiuso, OTPOR, e un nome, STANKO LAZENDIC. Non poteva essere un caso.  
Le notizie sul web erano pochissime, tra cui un'intervista di Ennio Remondino che dipingeva Stanko come un'ex studente alto due metri e dieci, forse legato a qualche ex esponente della CIA.

"Cerchiamo Ennio Remondino".
"No. Cerchiamo Stanko."
"Mah, cerchiamo Stanko...".

Decidere di parlare di Stanko significava fare un salto epocale in terra balcanica, seppur racchiuso in meno di un decennio. In piena fase di scrittura e a meno di un mese dal debutto, l'unico modo per contattare Stanko Lazendic è un social network. Cerco tra i vari profili: stesso nome, foto somigliante a quella pubblicata su alcuni blog, città natale: Novi Sad. Eccolo. Prendo un bel respiro e scrivo nel mio pessimo inglese a un serbo che potrebbe essere collegato alla CIA, dicendogli che voglio raccontare la sua storia in una pièce teatrale che debutterà in un teatro sconosciuto... .
Alcuni giorni dopo risponde. Iniziano così lunghi scambi via mail tra Stanko e me: mi ostinavo a chiederli come agissero durante i bombardamenti della NATO (la prima bomba fu scagliata proprio a Novi Sad): "Forse traduttore non è chiaro, cosa intendi quando mi chiedi della NATO? noi non operavamo in quel periodo, con bombe non era possibile!". Qualcosa delle informazioni di Remondino non tornava. Stanko mi dà dei riferimenti di persone che parlano italiano, una delle quali ha lavorato con lui in OTPOR. Ecco Natasa, la mediatrice perfetta. Giovanni parla con lei a lungo su skype, e ci chiarifichiamo sui punti di cui scrivere. Quella settimana incontro M. un amico belgradese che prima di venire in Italia faceva l'attore. Anche Stanko voleva fare l'attore. Gli racconto di lui. "Lazendìc" mi corregge. Sapeva benissimo di chi stavo parlando. "Era dura sai, gente spariva, non sapevi dove e perchè. Ma io so che Milosevich aveva paura di noi. Perché quando popolo serbo si alza, non pieghi più". "So che Stanko è stato arrestato 17 volte", "Carcere in Serbia non è come Italia. Solo lui può sapere
cosa gli hanno fatto". (Giselle Martino)

Note di regia
Ammetto di avere non poche difficoltà a scrivere queste note. Ho affrontato dall'inizio questo lavoro come fosse un autentico viaggio dentro un mondo a me del tutto sconosciuto, il modo
dei Balcani. Mi sono presto reso conto che i miei abituali strumenti di osservazione non mi bastavano più, il rischio era ed è tuttora, quello di farne una macchietta. Mi sono dotato allora di occhi nuovi e come dice Garcia Lorca "ho chiesto un cuore nuovo ad un amico, un cuore fatto di metallo" questo amico si chiama Najo Adzovich, portavoce della comunità Rom di Roma. Lui, ex militare e zingaro, balcanico fino al midollo, mi ha aperto un mondo di conoscenza sulla realtà dei Rom provenienti dalla Ex Jugoslavia di Tito. Mentre mi parlava
cercavo di interpretare quanto mi diceva usando il suo sguardo, ma non ci riuscivo,  questo mi turbava anzi mi terrorizzava  … Ma la voglia di sapere era troppo forte. La lezione nel campo Casilino 900 è durata per tutti i due mesi in cui sono stato lì. Non mi bastavano, volevo stare lì ancora. Ma ci fu lo sgombero. Si stava tracciando dentro di me una mappa con riferimenti
precisi, anche se molti episodi erano abilmente "coreografati" da Najo: i Rom sono straordinari attori! Lui mi aveva dato le coordinate, ma ora il viaggio in quel mondo era una mia responsabilità. Mi disse con un sorriso fatto di ironia e disillusione insieme : "Ce la farai a raccontare tutto questo? " Forse non pensavo realmente di farcela, fino a quando ho incontrato Giselle Martino, anche lei per qualche strano motivo attratta dal mondo balcanico. Durante la
ricerca dei materiali, incontriamo il nome di Stanko Lazendìc, uno studente serbo che tra i primi ha detto NO al regime di Milosevich, attraverso lo strumento della non violenza. Giselle aveva trovato la storia. Stava nascendo "IO SONO STANKO". Iniziava il viaggio. Stiamo ancora viaggiando. Se chiedi ad un viaggiatore, mentre viaggia: "Com'è andata?", potrà descriverti al massimo ciò che ha visto fino a quel momento, ma non di più. Due attori in scena più un terzo viaggiatore : il pubblico. Il viaggio per me finisce ogni sera che si conclude lo spettacolo. Forse chi dovrebbe scrivere queste note è proprio il terzo viaggiatore, una volta arrivati a destinazione. (Giovanni Maria Buzzatti)

Link pagina fb:  https://www.facebook.com/pages/IO-SONO-STANKO/254101494632949?ref=ts&fref=ts
Trailer dello spettacolo: http://www.youtube.com/watch?v=4MHdvVngJ1Y&feature=youtu.be
Durata Spettacolo: 1 ora

Teatro Aurelio
Largo San Pio V, 4 – 00165 Roma.
Prenotazioni Tel: 06.99.70.50.58 – Cell:347.72.34.102.
Orario spettacoli: venerdì e sabato ore 21,00, domenica ore 18,00
Prezzo biglietto: Intero 10 euro (+ 2€ di tessera associativa) -Ridotto 8 euro
((+ 2€ di tessera associativa)  Se vieni in bici e la porti in
teatro hai la tessera omaggio e il biglietto ridotto. Una campagna #salvaiciclisti.
Ufficio Stampa spettacolo: Maya
Amenduni mayaamenduni@gmail.com

martedì 3 aprile 2012

DEFENESTRATI Compagnia Stabile Teatro Aurelio

TEATRO AURELIO
19 AL 22 APRILE 2012
La Compagnia Stabile del Teatro Aurelio presenta
DEFENESTRATI
scritto e diretto da Manuele Guarnacci
con
Elisa Armellino, Laura Giulia Cirino, Daniele Napoleoni, Martina Malfitana, Donisa Mazzoccoli, Marco Palange, Ilaria Pizzi, Luca Proietti, Valeria Tudisco
Musiche originali Brian Burgan
Aiuto regia Lucrezia Lanza
Assistente alla regia Matilde Blasi
Scenografie Irene Fiorentini e Marialuisa Pede
Costumi Eleonora Casciani
Collaborazione al testp Luca Proietti
Direttore di scena Silvia Milliotti
Fotografie Claudia Antignani
Disegni Claudia Farrace
Video Damiano Darensta e Daniele Bellucci
Disegno Luci Manuele Guarnacci
Tecnico Luci Fabio Durastante
Tecnico Audio Nico Romani


Note di Regia
Il progetto/spettacolo "Defenestrati" nasce dall'esperienza vissuta dalla Compagnia Stabile del Teatro Aurelio. e dalla sua ricerca di  nuove strade artistiche, organizzative ed umane. La storia vissuta nel nostro microcosmo ha dato nome e titolo allo spettacolo, affrontando una tematica che da subito è risultata ampliabile ai meccanismi della nostra società: frenetica, in costante ricerca di una crescita, che ha perso ormai i punti di riferimento del benessere umano riducendosi ad un meccanismo sempre più alienante, costruito su stimoli e traguardi numerici spesso privi di un vero senso logico. L'esperienza ci ha insegnato che il rischio di "defenestrare" qualcuno, escludendolo dal suo ruolo, può capovolgersi lasciando solo, senza più forze, chi ha guidato l'ambizione. Forse è stata l'ambizione a guidare lui e ora sono gli esclusi a cercare nuove strade alternative, "defenestrando" il suo - non più – potere. Come riuscire a crescere, seguire le aspirazioni costruendo dinamiche che tengano conto dei desideri e delle esigenze di tutti?  Questa riflessione offre una chiave di lettura che va ben oltre il vissuto di un microcosmo come il nostro, per aprire un dibattito sull'intera società, sul macrocosmo. Viviamo in un epoca dove l'arrivismo e la sete di potere è sottile, mascherata, ipocrita, cieca. Ci sentiamo tutti "defenestrati" dal nostro ruolo nella società, dal nostro piccolo potere di influire sugli eventi della vita e sui nostri rapporti. Allo stesso tempo, "defenestriamo" ciecamente e ipocritamente gli altri, ovunque loro siano, anche negli angoli più remoti del pianeta dove popoli interi subiscono le nostre piccole costanti scelte quotidiane che diventano globali. Allo stesso tempo vediamo alcuni tentativi di piccole realtà positive che cercano nuovi stimoli, nuovi valori, nuovi rapporti "defenestrando" il potere costituito e ricreando dinamiche parallele in risposta alle vere esigenze umane da tempo non ascoltate e a loro volta "defenestrate" dalle priorità di che le governa. Questo tema complesso è diventato stimolo e chiave per un progetto sperimentale. Un mese di laboratorio, grazie al sostegno del Teatro Aurelio, in cui gruppi eterogenei di attori, scenografi, autori, disegnatori, fotografi, costumisti, tecnici, critici si sono confrontati sviluppando l'idea dello spettacolo partendo solo dal tema e dall'attenzione verso il pubblico a cui arrivare. Da questi esperimenti è nato e si è rafforzato tutto lo spettacolo: testo, cast, idee sceniche e tecniche, progettazione della distribuzione e produzione. Portare al pubblico, nel modo più dinamico, vivo, coinvolto e coinvolgente questi punti di domanda senza esimerci dal tentativo di offrire una nostra risposta. Lanciare il sasso tenendo aperta la mano, cercando di colpire il bersaglio. Serve anche l'incoscienza o il coraggio. Tanto vale buttarsi fino in fondo azzardando un progetto che viva esso stesso della filosofia del tema dello spettacolo. Fare cultura, per noi, è come lavorare in una bottega di finestre. Tanti artigiani producono per abitudine e ottusità finestre chiuse, inaccessibili, inutili, saldate. Fare arte vuol dire offrire un prodotto usufruibile; la cultura deve essere una bottega di finestre che si aprono, offrendo la possibilità al pubblico di essere stimolato a respirare aria diversa, sempre nuova, a liberare la fantasia e la creatività per affrontare meglio la propria vita, riscoprendo i valori fondanti come elementi di priorità.  Abbiamo aperto le nostre finestre, prima di tutto per ascoltare e confrontarci con persone nuove. Ci siamo messi in gioco. Chi poteva interpretare meglio il nostra tema se non i giovani  "defenestrati" tout court dal ruolo e della prospettive della nostra società? Rimane poco da dire sullo spettacolo; siamo entusiasti di poter confidare che il pubblico possa ritrovarci tutti i passaggi emotivi, intellettuali e sperimentali che lo hanno partorito. Una nota nuova, forse, è soltanto l'ironia. D'altronde per un progetto come questo serve incoscienza di mettersi in gioco. Basta raccontare di una bottega di finestre in un mondo di sacchettati. (Manuele Guarnacci)

Si ringraziano per la collaborazione:
GRAFICA Daniele Napoleoni
AIUTO COSTUMISTA  Natalia Farrace
LABORATORIO ATTORI  Lorena Cipriani - Elsa Giancolla - Cristiana Mecozzi
LABORATORIO SCENOGRAFIA  Vincenzo Pasqualucci - Alberto Panciocco
LABORATORIO AUTORI  Gaia De Gregori - Stefania Pascucci
DIREZIONE ARTISTICA  Antonio Gallo - Maria Pia Iannotta - Stefania Pascucci
TEATRO AURELIO  Paolo Romani – Chiara Scutti – Silvia Iori
TEATRO AURELIO
Largo S. Pio V, 4 (via Madonna del Riposo) - Roma
Metro A – Fermata Baldo degli Ubaldi/Cornelia
Info e prenotazioni: 0699705058 - info@teatroaurelio.it

www.teatroaurelio.it
Spettacoli ore 21.00 - domenica ore 18.00

Costo biglietto: Intero 10 euro (+ 2 di tessera) - Ridotto 8 euro (+ 2 di tessera)
under 10, over 65, gruppi min. 7 pers  

COMPAGNIA STABILE DEL TEATRO AURELIO
compagnia@teatroaurelio.it
Facebook: CompagniaStabileTeatroAurelio
Blog: progettostabileteatroaurelio.wordpress.com
Sito web: www.teatroaurelio.it