Visualizzazione post con etichetta mostra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mostra. Mostra tutti i post

martedì 26 marzo 2013

Mostra WHITE&WHITE: dal 28 marzo al 2 giugno 2013 al Museo Bilotti di villa Borghese

Museo Carlo Bilotti
28 Marzo – 2 Giugno 2013
National Museum of Contemporary Art
e Vittoria Biasi presentano

White&White 
nel dialogo tra Corea e Italia 
La mostra White&White nel dialogo tra Corea e Italia propone una riflessione su due distanti culture che s'incontrano sul pensiero e sui linguaggi del bianco. Come le molte mostre sulla monocromia bianca, verso la fine degli anni '50, hanno quasi tracciato uno spartiacque nel panorama dell'arte, così la mostra White&White nel dialogo tra Corea e Italia segna uno spazio di ricognizione per due culture alle soglie di profondi cambiamenti sociali. L'esposizione binazionale permette una riflessione sul differente valore storico-artistico di avanguardia occidentale e consente di accostarsi alla cultura coreana, ai principi orientali verso cui è rivolta l'attenzione del pensiero contemporaneo. In mostra sono presenti opere della creatività emergente italiana attorno al concetto del monocromo bianco e di un pensiero che ha determinato la trasformazione dei linguaggi artistici del Novecento, accanto ad opere coreane provenienti dalle maggiori collezioni museali.
La ricognizione bianca dei linguaggi italiani oscilla tra il desiderio di contatto con la realtà e l'intuizione o la percezione della stessa. La ricerca dell'anima celata nell'opera di Dongwan Kook, la collocazione di oggetti, come feticci di un culto, sono vicini alla poetica diBohnchang Ko, di Cristiana Palandri, di Man-Lin Choi e si pongono in dialogo con il mondo delle stelle decapitate, con l'aspetto reale, trafitto della condizione umana, come nell'opera di Franco Ionda. La sacralità della materia di Ionda è vicina alla sacralità dello spazio di Insu Choi. La scultura di In-Kyum Kim con la rappresentazione lunare delle forme possibili dello spazio, l'ingresso silenzioso, a piccoli passi nella materialità dell'anima come nelle sculture di Kwang-Ho Jeong declinano il rapporto con la creatività o con l'esserci e con l'agire nello spazio espresso dalle opere di Insu Choi o dal filo di fibra ottica di Carlo Bernardini che traccia una possibilità d'individuazione dello spazio o di disegno nel vuoto.Paolo Di Capua incide segni nella materia, rivelazioni di trame profonde che pone in dialogo con il bianco, suggello di una ritualità, di un modello di vita. Le scritture di Oan Kyu attraversano la pagina come racconti minimi in successione continua. Il concetto di tempo poeticamente esteso riunisce le opere di Oan Kyu, di San-Keum Koh, di Stato di famiglia che include nell'opera il concetto di segmento temporale comune per trascrivere lo spartito di John Cage. Le opere in mostra di Licia Galizia/Michelangelo Lupone, Dae Hun Kwon,Fabrizio CorneliMin-Ha Yang fanno smarrire il confine dell'avanguardia nella scienza. Fabrizio CorneliDae Hun Kwondeclinano l'ombra tra la progettualità e le leggi scientifiche della luce. Le opere di  Min-Ha Yang e Licia Galizia/Michelangelo Lupone si relazionano con l'ambiente, con le sue presenze, vibrazioni che divengono movimento, calligrafia chiaroscurale per l'artista coreano e ritorno musicale per gli artisti italiani.  La ricerca dell'irraggiungibile accomuna le poetiche di San-Keum KohShin Il Kim e Paolo Radi: gli artisti si confrontano con la profondità che brilla sul fondo insondabile, dove risiede la luce, da cui nascono i sogni, contenuti di vite. 
Seo-Bo ParkDong-Youb Lee e Chang-Sup Chung sono figure rappresentative della pittura coreana monocroma la cui pratica è incentrata sugli interventi dell'artista sulla pittura stessa culminando nei segni lasciati sulla tela, i quali accentuano il vuoto rimasto come se fosse uno spazio ricettivo e che nell'opera di EmanuelaFiorelli prende forma dal velo di tarlatana.  
La figura a cui la mostra affida il compito di congiunzioni di mondi, tempi e lingue è Nam-June Paik. La sua linea bianca, zen è vicina al taglio di Lucio Fontana e alle ultime ricerche artistiche presenti in mostra. 
Museo Carlo Bilotti
Aranciera di Villa Borghese
Viale Fiorello La Guardia - 00197 Roma
28 Marzo – 2 Giugno 2013
Catalogo: National Museum of Contemporary Art editor
Testi critici Vittoria Biasi, Haeng Ji Kim 

martedì 9 ottobre 2012

Archeologia: dall'11 ottobre apre la mostra IL TRONO DELLA REGINA DI SABA

MUSEO NAZIONALE D'ARTE ORIENTALE 'Giuseppe Tucci'
Via Merulana 248 – Roma
11 ottobre 2012 - 13 gennaio 2013
mostra
IL TRONO DELLA REGINA DI SABA

Cultura e diplomazia tra Italia e Yemen
Vernissage e inaugurazione: mercoledì 10 ottobre 2012 ore 17.30
Cultura e diplomazia tra Italia e Yemen. Le collezioni sudarabiche del Museo Nazionale d'Arte Orientale 'Giuseppe Tucci' (Roma, 11 ottobre 2012 – 13 gennaio 2013)
Curatori: Sabina Antonini de Maigret, Paola D'Amore, Michael Jung
Organizzazione: Paola D'Amore, Michael Jung in collaborazione con Monumenta Orientalia
Ufficio Stampa: Paola D'Amore, Laura Carlini
in collaborazione con Monumenta Orientalia (www.mn-ao.ufficiostampa@beniculturali.it)
Servizio Didattico: Gabriella Manna con la collaborazione di Enza Restivo (www.mn-ao.didattica@beniculturali.it)  La mostra, organizzata dal Museo Nazionale d'Arte Orientale 'Giuseppe Tucci', dal Ministero degli Affari Esteri e dall'Ambasciata della Repubblica dello Yemen in Italia in collaborazione con la Missione Archeologica Italiana in Yemen e Monumenta Orientalia,  presenta per la prima volta le raccolte sudarabiche del Museo, formate in Yemen tra il 1929 e il 1939 da medici italiani che, in seguito all'Accordo di Cooperazione e di Amicizia firmato il 2 settembre 1926 dall'Imam Yahya e dal Governatore dell'Eritrea Jacopo Gasparini, lavoravano in diversi ospedali del Paese. I Greci e i Romani chiamavano lo Yemen Arabia Felix per la ricchezza delle spezie che vi erano prodotte. Dopo i Romani i primi Italiani in Yemen furono i Polo e Ludovico de Verthema. Tuttavia bisognerà aspettare la fine dell'800 perché un Italiano raccontasse il Paese con occhio arguto, vivace e curioso: Renzo Manzoni, nipote di Alessandro, dopo il fallimento di un progetto in Etiopia intraprenderà il suo primo viaggio nello Yemen che lo avrebbe portato, nel settembre 1877, da 'Aden a Ṣan'ā'. Il Manzoni  vi rimarrà tre anni contribuendo con le sue spedizioni alla conoscenza del territorio. Dal 1891 al 1938, quando la sconfitta di el-Alamein sancirà la fine della presenza italiana in Arabia, altri viaggiatori, commercianti e studiosi italiani si spingeranno fino a Ṣan'ā', dove molti di essi passeranno parte della loro vita. Dopo il 1938 la presenza italiana in Yemen diminuisce sensibilmente: rimane attivo l'ospedale, aperto in  seguito all'Accordo e i contributi italiani si limiteranno a poche anche se importanti missioni scientifiche finalizzate allo studio della flora, della fauna, della geologia.  La mostra si articola in tre sezioni - Documenti, Da Ṣan'ā' a Roma, La Regina di Saba e il suo trono - che presentano circa 160 oggetti tra materiale archeologico, artistico, etnografico e documentario. Nella Sezione Documenti è presentata una serie di materiali che illustrano le vicende che fin dalla fine dell'`800 legano l'Italia allo Yemen. Grazie alla collaborazione della Società Geografica Italiana, sono esposti per la prima volta il manoscritto di Renzo Manzoni di Tre anni nell'Arabia Felice, le fotografie da lui scattate a Ṣan'ā' e la pianta della città disegnata durante i primi mesi del 1879. A questi documenti seguono una serie di fotografie dedicate al Governatore Jacopo Gasparini che firmò l'Accordo, alcune vedute di G. Oprandi, che immortalò sulla tela l'opera di bonifica condotta da Gasparini a Tessenei (Etiopia settentrionale), una lettera dell'Imam, un album con la rassegna stampa relativa all'Accordo citato e, infine, alcune fotografie del viaggio del Principe yemenita a Roma e a Venezia nel 1927. La  sezione è completata da alcune lettere relative alla donazione Zoli-Ansaldi e Rossi e da una scelta di materiali etnografici (costumi, gioielli, piante odorose, ecc). La sezione Da Ṣan'ā' a Roma presenta le collezioni storiche del Museo. La raccolta più importante è quella Zoli-Ansaldi, formata negli anni '30 da S.E. Corrado Zoli, Governatore dell'Oltregiuba e da Cesare Ansaldi, medico personale dell'Imam Yahya. Donata allo Stato nel 1933, la collezione fu originariamente  destinata al Museo Nazionale Romano, e trasferita al MNAO nel 1984. La seconda collezione trasferita nello stesso anno  fu quella di Ettore Rossi, donata nel 1938. La terza raccolta fu acquistata dallo Stato nel 1987 da Lamberto Cicconi, originario di Macerata, che aveva prestato servizio come medico a Ṣan'ā' nel 1938. A queste raccolte si aggiungono gli oggetti acquistati nel 1971 da Mario Livadiotti, medico personale dell'ultimo Imam e del primo Presidente della nascente Repubblica dello Yemen. Le collezioni sudarabiche comprendono ceramiche, sculture, rilievi, elementi architettonici, iscrizioni, bronzi, figurine di terracotta e monete.  Infine, la sezione Il trono e la Regina di Saba riguarda 'La leggenda della Regina di Saba', che da oltre due millenni alimenta le tradizioni letterarie del Giudaismo, del Cristianesimo e dell'Islam, i cui elementi simbolici si intrecciano in complesse figurazioni nelle letterature europee, asiatiche e africane (dove in particolare la leggenda è alla base dell'epopea nazionale dell'Etiopia). Non meno significativa è stata l'ispirazione che la leggenda ha offerto alle arti figurative. In questa sezione è ricostruito per la prima volta un modello di trono sabeo, esposto con  una serie di quadri etiopici, appartenenti alle collezioni dell'ex Museo delle Colonie. L'allestimento è completato con alcuni oggetti che testimoniano il fascino che questa figura femminile ha esercitato sull'immaginario dell'Occidente; tra questi l'omonima colonia prodotta nel 1927 dalla Antica Casa Borsari di Parma in occasione della visita in Italia del Principe ereditario dello Yemen. Durante il periodo della mostra saranno proiettati un filmato relativo all'attività della Missione Archeologica Italiana in Yemen, e saranno presentati due libri relativi all'archeologia sudarabica:
1) Alessandro de Maigret. Saba', Ma´în et Qatabân. Contributions à l'archéologie et à l'histoire de l'Arabie ancienne a cura di Christian J. Robin e Sabina Antonini de Maigret;
2) Sabina Antonini de Maigret, South Arabian Art. Art History in Pre-Islamic Yemen. (Orient et Méditerranée n. 10). Paris 2012. (De Boccard). Vi sarà, inoltre, un presentazione di fotografie di Rosetta Messori sulla capitale yemenita. La Mostra Il Trono della regina di Saba fa parte del "Progetto Yemen 2012", finanziato dal Ministero degli Affari Esteri nell'ambito delle iniziative previste dal Decreto Missioni in favore dello Yemen (DGAP), e inaugurato con il Convegno Internazionale Attività della Missione Archeologica Italiana nella Repubblica dello Yemen, 1980-2010 svoltosi a Roma l'11 e il 12 giugno scorsi. Il Convegno è stato inaugurato al MAE dal Sottosegretario di Stato Staffan de Mistura, dal Direttore Generale della Direzione Generale Sistema Paese (DGSP), Ambasciatore Maurizio Melani, dal Ministro Mario Boffo, Vice Direttore Nordafrica e Medio Oriente, Direzione Generale Affari Politici e di Sicurezza, dal Ministro della Cultura della Repubblica dello Yemen, Sig. Abdullah Aubal Mandhouq Saleh, dal Presidente del General Organization for Antiquities and Museums, Sig. Muhannat al-Sayhani, dall'Ambasciatore dello Yemen, Sig. Khalid Abdulrahman al-Akwa, e dal dott. Vincenzo D'Ercole del MIBAC.
Il Convegno, che ha visto la partecipazione di numerosi studiosi sudarabisti di fama internazionale, ha riscosso un notevole successo. Il "Progetto Yemen 2012" fa parte di un più ampio programma di azioni del Ministero degli Affari Esteri per il sostegno allo Yemen nell'attuale fase di transizione. Esso è volto al sostegno del patrimonio culturale yemenita e allo sviluppo delle relazioni culturali tra Italia e Yemen.
Insieme a programmi di "capacity building" dedicati a istituzioni del comparto sicurezza-giustizia, e a programmi dedicati al sostegno alla società civile, alla comunicazione democratica e al dialogo, il programma in oggetto offre un contributo al patrimonio culturale dello Yemen a sostegno dell'identità culturale del Paese come area di attrazione ideale e professionale per studiosi, ricercatori e archeologi yemeniti e come elemento della valorizzazione turistica dello Yemen, in prospettiva della sua auspicata stabilizzazione.
Il programma, infine, contribuisce a conferire una "marca" più specificamente italiana al complesso delle azioni in corso nello Yemen.L'Italia è stato il primo Paese in assoluto a stabilire con Sanaa formali relazioni diplomatiche, "battezzando" in tal modo il Paese come soggetto delle relazioni internazionali. Il Trattato di Amicizia e di Relazioni Economiche fra l'Italia e lo Yemen, stipulato a Sanaa il 2 settembre 1926 - pur operando in un periodo in cui le potenze europee perseguivano per lo più protettorati nei territori lasciati liberi dal decaduto Impero Ottomano - recita, all'articolo primo, "…il Governo di Sua Maestà il Re d'Italia riconosce la piena ed assoluta indipendenza dello Yemen e del suo Sovrano, Sua Maestà l'Imam Yahya". 
Fino a metà degli Anni Trenta del secolo scorso, l'Italia fu il principale Paese di riferimento per lo Yemen. Oggi l'Italia è nel gruppo dei principali Paesi europei presenti nello Yemen ed è membro del Gruppo "Amici dello Yemen", che persegue e sostiene la stabilità del Paese.
Mostra
Il Trono della Regina di Saba

Sede della mostra: Museo Nazionale d'Arte Orientale 'Giuseppe Tucci'
Via Merulana 248 (Palazzo Brancaccio) - 00185 Roma - tel. 06/46974802
Orari: Mart., Merc., Ven.: 9-14 -  Gio., Sab., Dom. e Festivi: 9-19.30. Chiuso Lunedì
Ingresso:  € 6,00; ridotto € 3,00; gratuito per i minori di 18 anni e per gli over 65 anni
(su richiesta ingresso per persone con disabilità) 
Come si arriva: Bus 16,70,71, 649, 714; Tram 3; Metro A (Vittorio Emanuele), Metro B (Cavour)
Catalogo: Editoriale Artemide srl
Redazione website: Caterina P. Venditti (06/46974844)      (http://www.museorientale.beniculturali.it/)












lunedì 21 novembre 2011

"VITA IN STUDIO": Personale di Gonzalo Orquín dal 27 novembre al 31 dicembre presso lo Studio Andrea Gobbi


Il 27 novembre presso lo Studio Andrea Gobbi avrà luogo l'inaugurazione di VITA IN STUDIO, personale del pittore spagnolo Gonzalo Orquín .La mostra aprirà i battenti alle ore 11.00, con un breakfast alla presenza dell'artista ed sarà aperta al pubblico dal 28 novembre al 31 dicembre. Ad accompagnare l'esposizione, un catalogo con un'introduzione di Tomas Sharman e testi critici dei curatori della mostra Lorenzo Canova e Francesco Paolo Del Re.

Nutre frutti preziosi e ammalianti il lungo soggiorno romano del pittore spagnolo Gonzalo Orquín (Siviglia, 1982). Pittore cosmopolita e raffinato, schivo eppure mondano, nuovo ritrattista ufficiale della Caput Mundi, Orquín fa risplendere in questo inizio di millennio la grande tradizione del realismo spagnolo, mescolando storia dell'arte e poesia del quotidiano.Una galleria di ritratti di giovani in interni borghesi, vibranti di passioni, e meditazioni si alterna alla descrizione quasi metafisica di oggetti minuti. Il mondo di Gonzalo Orquín si schiude agli occhi del pubblico a partire da un luogo di osservazione privilegiato: il suo studio, dal quale l'artista vede passare il mondo e decantare i colori della commedia umana.
I risultati della più recente ricerca dell'artista vengono presentati nella mostra personale "Vita in studio", evento di apertura della nuova stagione espositiva dello Studio Andrea Gobbi di Roma, in via dei Lucani 33/a.

La seconda serie di lavori si caratterizza per una pittura più fresca, veloce e spontanea, che risponde a un bisogno di immediatezza e permette all'artista di ritrovare un contatto con il gesto di dipingere. Si tratta di nature morte contemporanee, giochi d'artista, divertissement. Oggetti banali, quotidiani, vengono illuminati da una luce metafisica: un paio di guanti di lattice dimenticati dopo l'uso, una polo gialla, una confezione di macaron, scarpe, flaconi di detersivo, una tazzina, un cane accucciato, un'orchidea e dei libri davanti a una finestra, mollette da bucato in un cestino, il retro di una cornice.
Seguendo l'esempio dei pittori che nei secoli passati sceglievano Roma come tappa imprescindibile di un apprendistato emozionale e artistico, Gonzalo Orquín si è trasferito da Siviglia nella Città Eterna nel 2004 e il suo profilo biografico e professionale è sfaccettato da colorite contraddizioni. Artista cosmopolita (ha esposto in Spagna, a Parigi, a Berlino e, tra le molte esposizioni italiane, ha partecipato al Premio Michetti ed è stato selezionato per Premio Fabbri 2011, con presentazione dei lavori concorrenti ad Arte Fiera a Bologna), schivo eppure mondano, Orquín è tra i nuovi ritrattisti ufficiali della Caput Mundi in questo inizio di millennio e insieme lo scomodo pittore invitato nel 2007 a esporre nella scandalosa mostra "Da Von Gloeden a Pierre et Gilles", caldeggiata da Vittorio Sgarbi e, tra molte polemiche, allestita a Firenze dopo non aver mai aperto i battenti a Milano per l'aperta ostilità del sindaco Letizia Moratti.

lunedì 26 settembre 2011

I CENTO ANNI DEL SALA UMBERTO, un progetto per celebrare uno dei più amati teatri di Roma

Nella stagione 2011/2012, la Sala Umberto festeggia il suo primo secolo di vita rendendo omaggio a tutti i comici che hanno popolato la sua storia e lo hanno reso uno dei teatri più amati di Roma.
Proprio nel 1911, la vecchia sala da concerto fu trasformata in un vero e proprio tempio del varietà. A inaugurarla venne chiamato Ettore Petrolini, ma qui trionfarono tutti i grandi della comicità popolare, da Raffaele Viviani, Nicola Maldacea, Totò, Aldo Fabrizi, i fratelli De Filippo (ai tempi dei loro spettacoli di Rivista), Anna Fougez, Odoardo Spadaro, i fratelli De Rege, Lydia Johnson. Poi Renato Rascel, i fratelli Bonos, Primo Cuttica, Alfredo Bambi, i fratelli De Vico. Proprio negli anni della guerra, infine, ospitò Anna Magnani che in coppia con Totò negli spettacoli di Michele Galdieri era la regina della Rivista. Quella nobile e lontana tradizione ha continuato a vivere nello spirito della Sala Umberto, fino alla sua rinascita negli anni Ottanta e ancora oggi, grazie alla sua vocazione comica d’autore. Insomma: festeggiare la Sala Umberto significa anche festeggiare Roma e la sua tradizione comica.
Dunque, proprio come un omaggio alla Capitale si presenta il progetto Sala Umberto: da 100 anni condividiamo emozioni, articolato in tre momenti distinti: uno spettacolo, una mostra, un libro.