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lunedì 21 maggio 2012

SENSO dal 29 e 30 maggio al Piccolo Eliseo Patroni Griffi

PICCOLO ELISEO PATRONI GRIFFI
29 e 30 MAGGIO  2012 - ore 20.45
Ass. Cult. FOXTROT GOLF Presenta
SENSO
Di Gianni Guardigli
liberamente ispirato alla novella di Camillo Boito
Regia Francesco Branchetti 
Con Isabella Giannone
Musiche Pino Cangialosi
Scene e costumi Cristiano Paliotto
Disegno luci  Francesco Branchetti
La vicenda narrata nella novella di Boito è trasportata a Roma nella Seconda Guerra Mondiale e poi una quindicina di anni dopo, all'inizio del "boom economico".
"Scrivere. Devo scrivere. Ogni mattina. Sedermi allo scrittoio…."
La contessa Livia Serpieri rivive da numerosi anni il giorno della sua vendetta, attimo per attimo, prigioniera di quell'azione commessa per dolore, umiliazione e profonda disperazione...

La novella "Senso" di Camillo Boito è stata più volte adattata e reinterpretata.
La versione più eclatante è stato il magnifico film di Luchino Visconti con protagonista Alida Valli.
La protagonista, in questa versione teatrale, vive il suo amore per un soldato tedesco, ma non durante le guerre di Indipendenza, bensì nella Roma occupata della Seconda Guerra Mondiale.
L'amore cieco per l'ufficiale del Reich prende la forma della più atroce delle vendette quando la bella Contessa scopre il tradimento dell'amato.
E tutto diventa monologo interiore. La Signora è condannata da una sorta di Tribunale che ha la sua sede all'interno di se stessa,  a ripercorrere tutte le mattine le tappe dellasua Via Crucis personale, seduta a uno scrittoio e a ricostruire con l'ossessione dell'esattezza tutti i momenti della vicenda con l'assoluta precisione del particolare.
Questo è l'unico modo di vivere che la farà continuare fino al giorno in cui lei stessa morirà.
La mattina inchiodata allo scrittoio a ricostruire gli attimi, le emozioni, i turbamenti e il doloroso nodo alla gola.
La notte a implorare, a piangere, a risentire il tonfo del corpo del suo amato che cade per l'esecuzione capitale avvenuta per fucilazione.
Supplizio estremo che ha avuto luogo a seguito della denuncia della stessa Contessa ferita e folle di desiderio di vendetta. Più volte la nobildonna ripete che non è possibile sentirsi in colpa se ci si è vendicati di una persona priva di anima, ma la contraddizione è più che evidente. Un girone dantesco eterno e avvitato in se stesso.
Uno dei terribili esiti che possono stamparsi su una vita quando ha preso la strada di "un amore sbagliato".Un tema universale che può essere narrato in tutte le epoche.
(Gianni Guardigli)

Note di regia
In "Senso" di Gianni Guardigli la vicenda narrata nella novella di Boito è trasportata a Roma nella Seconda Guerra Mondiale e poi una quindicina di anni dopo all'inizio del "boom economico".
La contessa Serpieri vive e patisce l'eterna colpa del suo gesto in una Roma stanca delle pene della guerra e del dopoguerra.
E' il periodo della Dolce Vita, gli anni '60, quando la capitale si ammanta di "desiderio di futuro". Nella mente della nobildonna è stampato per sempre il giorno della sua vendetta, attimo dopo attimo, pensiero dopo pensiero.
In tutto il testo  regna  sovrana la figura, l'ombra, il fantasma  del soldato tedesco; ricordi, strazio, felicità ed emozioni  perdute, rimorso, ferite insanabili, dolore,  per quel  ménage sentimentale che  tra la donna e il giovane si era instaurato e  che era arrivato  ad eccessi estremi di scabrosità fisica e morale.
Un monologo  dalla forza straziante che abbraccia nel ricordo  un arco narrativo di molti  anni. 
Molti testi   vivono  del confronto, del raffronto con gli anni in cui vengono messi in scena per cui  il problema di "scegliere" una "via", una " chiave di lettura" e di messinscena è fondamentale .
La mia "lettura" intende "centrare" la messinscena su tre temi portanti: primo il difficile, ambiguo, pericoloso rapporto tra status sociale e passione, secondo tema la solitudine dell' "atto compiuto" del "fatto", terzo tema infine l'impotenza dell'uomo, all'interno del conflittuoso rapporto tra bene e male, nei confronti delle passioni "eccessive", forse "sbagliate" e quindi l'impotenza nei confronti dell'inevitabile, tragico, terribile, viaggio di perdizione, vuoto e disperazione  che spesso ne consegue.
La mia messinscena intende indagare  le potentissime tortuosità  dell'anima, la forza talvolta distruttrice della passione estrema, l'annientamento fisico, morale, psicologico, la solitudine che scaturisce dall' "atto" compiuto, dal "fatto" incancellabile ed incontrollabile, nelle sue "conseguenze".
Intendo inoltre porre al centro, perno di tutto ciò che accade,  il desiderio di passione insito   nell'uomo, le "forze" che lo circondano, lo circuiscono e lo spingono in un balletto straziante, terribile, di pulsioni, di paure, di ambizioni, di inganni, di folle gelosia;  la parabola dell' alienazione   più "vera";  la "passione" talmente forte che talvolta sconfina nella follia e  ci trascina nella solitudine più straziante, talvolta nel disfacimento morale e fisico.
L' imprevedibilità della passione , l'incalcolabilità delle conseguenze, gli strazi e il baratro in cui finisce una coscienza colpevole saranno al centro di un allestimento, che farà della discesa agli inferi della protagonista   l'asse portante.
Elementi scenici, luci e musiche danno un fondamentale apporto alla costruzione di questo "incubo d'amore", accompagnandoci in questo viaggio, nel vizio mentale, nelle "patologie" dell'anima della protagonista, nella sua "via crucis", nel delirio e nell'ossessione di chi è braccato dai propri fantasmi, nei perversi meccanismi (psicologici, ma fatalmente anche "politici", "sociali") che scaturiscono dalla brama di passione, nelle pulsioni estreme, insite nell'uomo, nel disfacimento e nella disgregazione dell'animo che, inevitabilmente, ne scaturiscono.
Ogni periodo storico,  ogni epoca ha norme, convenzioni, insensibilità di vario tipo; "SENSO"  è  soprattutto una guerra interiore tra passione, ragione, orgoglio e  gelosia,  ed è di questa guerra sanguinosa e devastante che intendo parlare.
Siamo di fronte  ad un'opera dai mille tempi e spazi, dai mille volti, dalle mille ambiguità e prospettive e la contessa  è  uno  splendido, variegato, prismatico personaggio, dal percorso umano straziante, il cui significato più profondo é l'incessante aspirazione umana ad una compiutezza ed a un assoluto che sono sempre, forse, irraggiungibili.
La protagonista, come abbiamo detto, vive il suo amore per un soldato tedesco,  non durante le guerre di Indipendenza, bensì nella Roma occupata della Seconda Guerra Mondiale.
L'amore cieco per l'ufficiale del Reich prende la forma della più atroce delle vendette quando la bella Contessa scopre il tradimento dell'amato.
E tutto, sostiene Guardigli, diventa monologo interiore. La Signora è condannata da una sorta di Tribunale che ha la sua sede all'interno di se stessa a ripercorrere tutte le mattine le tappe della sua Via Crucis personale  e a ricostruire con l'ossessione dell'esattezza tutti i momenti della vicenda con l'assoluta precisione del particolare.
Un girone dantesco eterno e avvitato in se stesso.
Solo nella morte, forse, la frammentazione del reale potrà  ricomporsi in unità, in un'immagine di armonia.
La regia intende restituire al testo la straordinaria capacità d'indagare l'animo femminile e le tortuose relazioni che abbiamo con noi stessi e poi con gli altri; ansie, paure, malesseri, malinconie, dolori, solitudini si confondono in un balletto straziante che ci trascina nell'inferno privato di una donna. Scene  e musiche, torno a sottolineare, daranno un apporto fondamentale a questo viaggio nel mondo femminile, nell'inconscio, nella psiche, di cui sono proiezioni.(Francesco Branchetti)

PICCOLO ELISEO PATRONI GRIFFI 
Via Nazionale, 183 – Roma
botteghino – 06 48872 222 | 06 4882 114
http://www.romacittateatro.com/- romacittateatro@gmail.com - 06 48872 252
 Orario spettacoli:ore 20.45
Biglietti: intero 20 € + 2 € prevendita| ridotto 15 € + 2 € prevendita
Ufficio Stampa:  Valeria Buffoni valebuf@yahoo.it
  

sabato 12 novembre 2011

DI NOTTE CHE NON C'E' NESSUNO lettura scenica di Luca De Bei al Teatro Piccolo Eliseo Patroni Griffi

Teatro Piccolo Eliseo Patroni Griffi
lunedì 14 novembre 2011 - ore 21
rassegna "i lunedì di Artisti Riuniti"
DI NOTTE CHE NON C'E' NESSUNO
Lettura scenica di Luca De Bei
con David Sebasti, Azzurra Antonacci, Gabriele Granito

Il 14 novembre nell'ambito dei Lunedì di Artisti Riuniti al Teatro Piccolo Eliseo, avrà luogo la lettura scenica del nuovo testo di Luca De Bei, Di notte che non c'è nessuno.
E' notte lungo i binari di una ferrovia in disuso. Una ragazza ch vive di espedienti, un ragazzo dedito alla prostituzione, un giovane avvocato in cerca di sesso che nelle sue scorribande notturne non trova di meglio che portarsi appresso il figlio neonato, si ritrovano insieme ad aspettare l'alba. In comune hanno l'assenza di ideali e il sogno di una vita ed un futuro diversi. Nello spazio di una notte i tre ci riveleranno il loro bisogno dell'altro e la profonda esigenza di provare
emozioni e sentimenti che diano un senso alle loro esistenze. "Di notte che non c'è nessuno"  appare come il completamento e di  "Le mattine dieci alle quattro" la pièce che ha riscosso tanto successo nelle scorse stagioni e che ha valso a De Bei il premio Le Maschere quale miglior Autore di Novità nel 2001.

Teatro Piccolo Eliseo
Via Nazionale - Roma
Ore 21,00 - Biglietto unico 5 (cinque) euro
Ufficio stampa Teatro Eliseo: Benedetta Cappon uffstampa@teatroeliseo.it
Ufficio stampa Luca De Bei:  Maya Amenduni mayaamenduni@gmail.com

mercoledì 25 maggio 2011

CHAT ROOM di Tenerezza Fattore: il Teatro che guarda la Rete

(recensione di Ilda Ippoliti)
Dopo il successo di “Ciechi” della scorsa stagione, torna sul palco del Piccolo Eliseo il nuovo lavoro di Tenerezza Fattore, Chat Room, una divertente commedia con musiche e coreografie che affronta con spirito ironico la realtà virtuale dei siti di incontri on line.
Il trentaquattrenne Gianfilippo, un matrimonio fallito alle spalle e un lavoro poco soddisfacente, si è lasciato andare e il suo miniappartamento, arredato con mobili di recupero, riflette il suo stato d’animo demotivato e colmo di noia: una segreteria telefonica con gli immancabili messaggi della mamma, il frigo sempre vuoto dove un’unica fetta di pane tristemente ammuffisce, una vecchia e malconcia poltrona lo accompagnano nei suoi giorni sempre uguali. Tutto, però, cambia quando, finalmente, il mondo di internet entra nella sua vita.
Dapprima timidamente, poi con sempre maggior disinvoltura, Gianflippo, in cerca dell’anima gemella, si lascia assorbire completamente dai meccanismi relazionali del mondo dei social network fino a non poterne più fare a meno e -quasi fosse una malattia- finisce per contagiare anche il suo cinico amico Massimiliano.
Chat RoomUna volta entrato in rete (una metaforica rete da pesca che gli giunge per posta), Gianfilippo  si trova di fronte ad un mondo che lo avvolge e lo cattura, ad un mercato infinito che lo bersaglia di invadenti proposte  di ogni genere: dalla pornografia all’astrologia, dalla musica, ai casinò on line, dall’immancabile motore di ricerca che ha tutte le risposte ai siti di offerte di lavoro e, ovviamente la chat line. Qui Gianfilippo “conosce” tante donne: la ragazza simpatica e spigliata, la dolce timida e riservata, la petulante mangiauomini, la ninfetta disinibita, la bella dal fascino misterioso e sfuggente e persino un uomo che gli propone la convivenza!
La rete però è un luogo immaginario dove tutto è fantasia, sogno ed illusione ed è inevitabile, prima o poi, che il sogno si scontri con la realtà: Gianfilippo dovrà rendersi conto che quello che veramente sta cercando è altrove, magari proprio dietro la porta della sua vicina di casa,Svetlana, una giovane e graziosa ragazza ucraina.

Lo spettacolo è divertente, molto originale ed ha buone chances di diventare un cult del suo genere.
La storia parla di siti di incontri virtuali eppure le parole "computer" e "chat room" non vengono mai pronunciate: una scelta precisa dell'autrice che preferisce mettere in evidenza soprattutto l’aspetto emotivo di questa nuova forma di socializzazione.
Chat RoomChat Room è il Teatro che guarda la Rete e mette a confronto i loro mondi tanto diversi: la rete che rende virtuale il reale e il teatro che fa l’esatto contrario rendendo reale l’immaginario.
Il testo, ben scritto, agile e frizzante, sorprende e coinvolge il pubblico grazie anche ad alcune riuscite trovate sceniche che costituiscono una vera e propria sfida per gli attori chiamati ad interpretare ruoli non umani ma virtuali e a dare corpo, ad esempio, alle emoticons, segni grafici indispensabili per indicare lo stato d’animo e ad alcuni programmi, come quello della posta elettronica o come l’immancabile (ed esilarante!) virus che crea danni e scompiglio nella vita del protagonista.
Una sfida che sembra vinta, vista la buona la prova offerta dal cast composto da un insieme sinergico ed affiatato di professionisti ed allievi del 1°e 2°anno dell'Accademia Cassiopea, soluzione già sperimentata con successo nella scorsa stagione con “Ciechi”. Tra i professionisti ricordiamo Dario Biancone (Gianfilippo), Giorgia Furbetta (Partenope), Gabriele Carbotti (l’amico Massimiliano),  Giorgia Guerra( Blue Velvet) e Roberto Fazioli (Ugo) e tra gli allievi Filippo Andreetto (il viagra e il virus), Ilaria Orlando ( il motore di ricerca),Chiara Casali (Svetlana), e Filippo Raschi (il postino).
Uno spettacolo piacevolissimo, dunque, tutto da vedere e in cui rivedersi perché la rete, nel bene e nel male, fa parte ormai delle nostre vite e guardarla con un pizzico di ironia non può che fare bene.
In scena fino al 26 giugno 2011 al Piccolo Eliseo. 
Scheda spettacolo:
Compagnia: Cassiopea Teatro Sperimentazione
CHAT ROOM
Testo e regia: Tenerezza Fattore 
Cast: Dario Biancone (Gianfilippo),Gabriele Guarino (il Portiere), Gabriele Carbotti (Massimiliano,l'amico), Giorgia Furbetta (Cristina/Partenope), Giorgia Guerra (Valentina/Blue Velvet), Claudia Lerro(Fabiana/Incantesimo)
con la partecipazione di Roberto Fazioli (Ugo)
e Nicola De Santis
e con gli allievi delle classi 1a e 2a professionale dell'Accademia Cassiopea: Filippo Andreetto,  Barbara Bianchi, Rosaria D'Antonio, Selena De Vitis, Chiara Casali, Chiara Laureti, Giuseppina Loschiavo, Chiara Postacchini, Arianna Saturni, Margherita Bini, Beatrice Ciucci, Giulia Malossini, Valentina Moretti, Ilaria Orlando, Filippo Raschi, Saverio Tavano.
Coreografie: Valeria Baresi - Scenografie e costumi: Michela Bevilacqua e Francesca Rossetti
Musiche: Michael Bublé - Assistente alla regia: Eleonora Leone - Disegno luci: Giorgio Rossi -Effetti sonori: Nicola De Santis - Direttore di scena: Mariella Giordano - Grafica: Francesca Valido - Ufficio Stampa: Tania Servidei - Organizzazione: Jessica Cenciarelli

venerdì 2 luglio 2010

CIECHI (recensione)

 Teatro Piccolo Eliseo Patroni Griffi
fino al 4 luglio 2010
Cassiopea Teatro Sperimentazione presenta

CIECHI
dal romanzo "Cecità" di Josè Saramago

Adattamento e regia di Tenerezza Fattore

con
Valeria De Angelis, Dario Biancone, Riccardo Monitillo, Alberto Mosca,
Giorgia Guerra, Andrea Murchio,Diana d'Angelo, Vanina Marini, Roberto Fazioli,
Fabiano Danilo Vanella, Daniele Antonini, Giorgia Pordenoni, Giacomo Ferraù,
Nicola De Santis, Luca Calone, Tiziano Mariani,Immacolata Mercadante, Claudio Nicolini

e con la partecipazione degli allievi dell'Accademia Cassiopea
Filippo Andreetto, Elena Bernardo, Barbara Bianchi,  Cristiano Caccamo, Chiara Casali,
Giuseppina Loschiavo, Chiara Postacchini, Arianna Saturni
con l'amichevole contributo di Giulia Innocenzi

Movimento scenico Luca Ventura - Movimento coreografico Valeria Baresi 

La paura genera ingiustizia, l'ingiustizia genera orrore. 
FOTOSCENA9348.jpg picture by ilfoyerIl premio nobel José Saramago, recentemente scomparso, avrebbe apprezzato questa splendida riduzione teatrale del suo romanzo Cecità.
Un'epidemia che rende improvvisamente ciechi si diffonde rapidamente e la paura del contagio spinge le autorità ad internare i ciechi in un ex manicomio. Abbandonati a se stessi e in balia del terrore dei soldati posti a loro guardia, in preda alla disperazione, i ciechi scivolano inesorabilmente in un abisso di abbrutimento in cui gli istinti primordiali della violenza e della sopraffazione prendono il sopravvento e in cui la dignità, la sola cosa che renda umano l'essere umano, viene spazzata via dall'accettazione di compromessi via via sempre più grandi.
In questo scenario apocalittico, una donna, miracolosamente rimasta immune dal contagio, si lascia internare nel lager per restare accanto al proprio marito e sarà lei che col suo atto d'amore incondizionato diverrà la chiave di volta di questa spirale di orrore e l'unica occasione di salvezza collettiva.
Fin dalle prime battute la tensione emotiva sale e tale resta per tutta la durata della pièce.
La splendida sceneggiatura e la regia di Tenerezza Fattore, accurate ed estremamente coinvolgenti, esprimono mirabilmente questa discesa all'inferno dell'anima. 
Le scene, dure come un pugno allo stomaco, crude e taglienti come rasoi, non lasciano indifferenti, sconvolgono  e allo stesso tempo brillano di verità. La cecità narrata da Saramago non è che una cruda analisi autoptica della natura umana, fragile e sempre più in  bilico sull'orlo di un abisso pronto ad inghiottire e distruggere. 
FOTOSCENA8743.jpg picture by ilfoyerUna condanna del buio della ragione che degenera in spietata ingiustizia, un testo bellissimo e toccante in cui si avverte, tangibile, la forza di un linguaggio graffiante, dal sapore inquietante e profetico, in cui l'uomo sa farsi bestia e carnefice dei suoi simili se dominato dalla paura e dall'istinto ma che sa farsi anche angelo e salvatore se guidato dall'amore e dalla dignità. La cecità è quella dell'anima prima ancora che del corpo e il male non si nasconde nel buio ma si esibisce sfrontatamente nel chiarore più accecante ed assoluto. Così, paradossalmente, occorrerà divenire ciechi per poter finalmente "vedere".
Sul palco un nutrito gruppo di giovani e bravissimi attori, affiancati dai valenti allievi dell'accademia Cassiopea, capaci di restituire intense caratterizzazioni accurate e convincenti dei loro personaggi. 
Tra tutti ricordiamo Dario Biancone nel ruolo del medico, Valeria De Angelis in quello della moglie, Roberto Fazioli il cieco aguzzino e Daniele Antonini, nella parte del ladro.
Uno spettacolo particolare, sconvolgente, crudo ed attuale, un doveroso e toccante omaggio ad un grande osservatore delle miserie umane, un autore fortemente attaccato dalla Chiesa ma che rivela, nei suoi scritti, una sensibile, profonda ed umana spiritualità.
(Ilda Ippoliti)
Teatro Piccolo Eliseo Patroni Griffi 
via Nazionale, 183 - Roma
Spettacoli dal martedì al sabato ore 21- domenica ore 18.
Biglietti intero euro 22,00 ridotto euro 16,00.
Per informazioni e prenotazioni: tel.06/5580827 -340/3029448.
 www.cassiopeateatro.org 

giovedì 1 luglio 2010

CIECHI: Tenerezza Fattore rivisita Saramago al Piccolo Eliseo Patroni Griffi

(Recensione di Ilda Ippoliti)
La paura genera ingiustizia, l’ingiustizia genera orrore.

FOTOSCENA9348.jpg picture by ilfoyerIl premio nobel José Saramago, recentemente scomparso, avrebbe apprezzato questa splendida riduzione teatrale del suo romanzo Cecità.
Un’epidemia che rende improvvisamente ciechi si diffonde rapidamente e la paura del contagio spinge le autorità ad internare i ciechi in un ex manicomio. Abbandonati a se stessi e in balia del terrore dei soldati posti a loro guardia, in preda alla disperazione, i ciechi scivolano inesorabilmente in un abisso di abbrutimento in cui gli istinti primordiali della violenza e della sopraffazione prendono il sopravvento e in cui la dignità, la sola cosa che renda umano l’essere umano, viene spazzata via dall’accettazione di compromessi via via sempre più grandi.
In questo scenario apocalittico, una donna, miracolosamente rimasta immune dal contagio, si lascia internare nel lager per restare accanto al proprio marito e sarà lei che col suo atto d’amore incondizionato diverrà la chiave di volta di questa spirale di orrore e l’unica occasione di salvezza collettiva.
Fin dalle prime battute la tensione emotiva sale e tale resta per tutta la durata della pièce.
La splendida sceneggiatura e la regia di Tenerezza Fattore, accurate ed estremamente coinvolgenti, esprimono mirabilmente questa discesa nell’inferno dell’anima.
Le scene, dure come un pugno allo stomaco, crude e taglienti come rasoi non lasciano indifferenti, sconvolgono e allo stesso tempo brillano di verità. La cecità narrata da Saramago non è che una cruda analisi autoptica della natura umana, fragile e sempre più in bilico sull’orlo di un abisso pronto ad inghiottire e distruggere.
FOTOSCENA8743.jpg picture by ilfoyerUna condanna del buio della ragione che degenera in spietata ingiustizia, un testo bellissimo e toccante in cui si avverte, tangibile, la forza di un linguaggio graffiante, dal sapore inquietante e profetico, in cui l’uomo sa farsi bestia e carnefice dei suoi simili se dominato dalla paura e dall’istinto ma che sa farsi anche angelo e salvatore se guidato dall’amore e dalla dignità. La cecità è quella dell’anima prima ancora che del corpo e il male non si nasconde nel buio ma si esibisce sfrontatamente nel chiarore più accecante ed assoluto. Così, paradossalmente, occorrerà divenire ciechi per poter finalmente “vedere”.
Sul palco un nutrito gruppo di giovani e bravissimi attori, affiancati dai valenti allievi dell’accademia Cassiopea, capaci di restituire intense caratterizzazioni accurate e convincenti dei loro personaggi.
Tra tutti ricordiamo Dario Biancone nel ruolo del medico, Valeria De Angelis in quello della moglie, Roberto Fazioli il cieco aguzzino e Daniele Antonini, nella parte del ladro.
Uno spettacolo particolare, sconvolgente, crudo ed attuale, un doveroso e toccante omaggio ad un grande osservatore delle miserie umane, un autore fortemente attaccato dalla Chiesa ma che rivela, nei suoi scritti, una grande sensibilità e una profonda ed umana spiritualità.

Teatro Piccolo Eliseo Patroni Griffi
fino al 4 luglio 2010
Cassiopea Teatro Sperimentazione presenta
CIECHI
dal romanzo "Cecità" di Josè Saramago
Adattamento e regia di Tenerezza Fattore
con

Valeria De Angelis, Dario Biancone, Riccardo Monitillo, Alberto Mosca,
Giorgia Guerra, Andrea Murchio,Diana d’Angelo, Vanina Marini, Roberto Fazioli,
Fabiano Danilo Vanella, Daniele Antonini, Giorgia Pordenoni, Giacomo Ferraù,
Nicola De Santis, Luca Calone, Tiziano Mariani,Immacolata Mercadante, Claudio Nicolini
e con la partecipazione degli allievi dell’Accademia Cassiopea
Filippo Andreetto, Elena Bernardo, Barbara Bianchi, Cristiano Caccamo, Chiara Casali,
Giuseppina Loschiavo, Chiara Postacchini, Arianna Saturni
con l'amichevole contributo di Giulia Innocenzi
Movimento scenico Luca Ventura - Movimento coreografico Valeria Baresi

Teatro Piccolo Eliseo Patroni Griffi via Nazionale, 183 - Roma
Spettacoli dal martedì al sabato ore 21- domenica ore 18.
Biglietti intero euro 22,00 ridotto euro 16,00.
Per informazioni e prenotazioni: tel.06/5580827 -340/3029448.
www.cassiopeateatro.org