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venerdì 4 novembre 2011

Ulderico Pesce torna al Teatro Ambra alla Garbatella con A COME... AMIANTO

AMBRA TEATRO ALLA GARBATELLA
dall' 8 al 13  novembre 2011

Centro Mediterraneo delle Arti - Legambiente -  
Teatro dei Filodrammatici presentano
A come…  amianto  
scritto diretto e interpretato da Ulderico Pesce

"Vorrei essere amianto per attrarre la tua attenzione.
 L'amianto entra nei polmoni tu mi sei entrata nel cuore." 

A come…  Amianto è la storia d'amore  tra Nico e Maria. Il primo mira a diventare un giornalista d'inchiesta, pertanto gira l'Italia con una telecamera alla ricerca di informazioni sull'amianto; Maria, invece, vuole diventare cantante e frequenta il conservatorio.
Nico ama Maria ma è molto preso dalle sue inchieste giornalistiche che lo portano in varie città italiane dove l'amianto ha seminato morte, i dati parlano di 3.700 deceduti in quindici anni, e prevedono 30.000 morti entro il 2030.
E così ritroviamo Nico in luoghi come Casale Monferrato (AL), dove la ETERNIT, fabbricava per l'appunto l'eternit, dal latino aeternitas, eternità, un miscuglio di cemento e amianto, che costava poco, aveva un'alta lavorabilità ed era isolante dal freddo e dal fuoco, usato per le coperture delle case e dei capannoni, per fabbricare tubature idriche di cui sono ancora pini gli acquedotti italiani.
Altro luogo dove ritroviamo Nico è Roma, dove all'Eur, il 24 luglio del 2008, l'Amministrazione comunale fece implodere, grazie all'uso del tritolo, il Velodromo al cui interno, secondo la relazione dell'ASL, erano presenti 130 chili di materiali in cemento amianto e ben 4.535 chili di materiali contenenti amianto. Parte consistente di questi materiali, dopo l'implosione, si liberarono in una nuvola bianca che disperdendosi nell'aria invase pericolosamente la capitale d'Italia. Per far crollare i 66mila metri quadrati del Velodromo, giudicato da molti giornali sportivi: "la pista ciclabile migliore del mondo", realizzata per le Olimpiadi degli anni '60, furono utilizzate dal Genio Civile 1.800 cariche di tritolo. La società Eur spa proprietaria del Velodromo, società pubblica del Ministero del Tesoro e del Comune di Roma, non avvertì l'Asl dell'imminente esplosione.
Altri luoghi determinanti per le ricerche di Nico sono Monfalcone (GO), dove dal 1907 si fabbricano navi coibendate  con l'amianto; Balangero (TO), dove c'è la più grande cava di amianto di tutta Europa;  Biancavilla (CT), una cittadina di 23mila abitanti, circondata da rocce ricche di amianto e Sesto San Giovanni (MI), dove grandi fabbriche quali la Breda, la Falk, la Magneti Marelli, hanno utilizzato l'amianto sin dagli inizi del Novecento.
Ed è proprio a Sesto San Giovanni che Nico vive con il padre Giambattista, operaio alla Breda Fucine, reparto saldatura, dove i lavoratori sono stati esposti all'amianto fino al 1992, anno in cui lo Stato italiano, con un apposita legge, ne ha vietato l'utilizzazione e l'estrazione. Le Istituzioni italiane, con il caso amianto, fanno parlare del "paese della vergogna" perché, mettendo al bando l'amianto solo nel 1992, hanno nascosto per circa un secolo quanto altri sapevano già dal 1898: "l'amianto è altamente cancerogeno." Ma il problema amianto non è finito nel 1992 perché esistono intere aree da bonificare, un'infinità di prodotti ancora in uso costruiti con l'amianto e soprattutto in molti Stati, come il Canada, ancora è consentito produrre derivati dall'amianto che ancora oggi vengono esportati in Africa, Asia e America Latina.
E' tale l'amore che Maria ha per lui che, nel tentativo di avvicinarlo di più, comincia a girare anche lei alla ricerca di materiale sull'amianto. E così la ritroviamo a Milano, a casa di Mantovani, il siparista del Teatro alla Scala di Milano che ha un cancro ai polmoni provocatogli proprio dal sipario taglia fuoco, costruito in amianto, che divideva la platea dal palcoscenico.
Grazie all'aiuto che Maria dà a Nico il rapporto si arricchisce e diventa più solido, e quando poi il padre di Nico scoprirà di avere un mesotelioma per aver inalato fibre di amianto in Breda, il loro amore diventa forte come una roccia di amianto.


TEATRO AMBRA ALLA GARBATELLA
piazza Giovanni da Triora 15, Roma - tel. 06 81173900
mar/sab h 21.00 - dom h 17
Biglietti:  ridotto € 12,00 intero € 15,00

venerdì 28 ottobre 2011

FIATo sul collo: i 21 giorni di lotta degli operai della Fiat di Melfi raccontati da Ulderico Pesce all'Ambra Garbatella

AMBRA TEATRO ALLA GARBATELLA
dal 1° al 6 Novembre 2011
Centro Mediterraneo delle Arti, Legambiente 
e Teatro dei Filodrammaticipresentano
FIATo sul collo
i 21 giorni di lotta degli operai della Fiat di Melfi
di e con Ulderico Pesce
e con Andrea Satta
indagini sonore: Têtes de Bois
testo vincitore del Premio Marisa Fabbri 2005 
sez. Premio Riccione Teatro

Mai come oggi il teatro di narrazione ha avuto tanta rilevanza nella cultura e nella coscienza civile del nostro paese.
Quello che i telegiornali non dicono grida dalle tavole dei palcoscenici di tutta Italia. Paolini, Lucarelli, Travaglio, sono solo degli esempi.
Ad essi si aggiunge Ulderico Pesce che grazie alle preziose  testimonianze di tanti operai della Fiat, porta in scena uno spettacolo che si è meritato l'attribuzione del Premio Marisa Fabbri, sezione del Premio Riccione Teatro 2005.
"FIATosulcollo" svela la situazione reale delle famiglie degli operai metalmeccanici stretti nella morsa di una "schiavitù istituzionalizzata". Lo spettacolo racconta la vita di Antonio e Angela, operai nello stabilimento Fiat-Sata di Melfi. Il loro sogno di un lavoro sicuro per metter su famiglia e avere una vita normale ,diventa poco a poco un incubo fatto di turni massacranti (come la cosiddetta, e ai più sconosciuta, "Doppia battuta", un turno di 12 notti consecutive di lavoro e a cui sono costrette anche le donne), di ritmi insostenibili, di magri salari, di soprusi dalla direzione aziendale e di colpevole e spesso connivente latitanza sindacale. Antonio e Angela il 19 aprile del 2004 iniziano una battaglia per i loro diritti di operai e la loro dignità di esseri umani: si uniscono alla lotta sostenuta dalla sola Fiom-Cgil partecipando all'assedio della fabbrica e resistendo con determinato orgoglio alle cariche della polizia . Dopo ventuno giorni di lotta si giunge ad un accordo: La Fiat-Sata accetta le richieste degli operai ivi comprese l'equiparazione del salario agli altri stabilimenti Fiat e l'eliminazione della "doppia battuta".
Ulderico Pesce racconta questa storia in forma di monologo. Parte dando voce, con ritmo leggero e ironico, ai pensierie ai sentimenti dei protagonisti,  ritmo che si infervora e infiamma via via inoltrandosi nella cronaca più cruda degli scioperi in fabbrica e nella disperazione dell'incertezza del futuro.
A supportarlo e a fare da colonna sonora alla narrazione, la musica dei Têtes de Bois, un gruppo musicale che Pesce ha incontrato proprio davanti ai cancelli della fabbrica di Melfi.

"E' difficile che qualcuno oggi si occupi degli operai metalmeccanici, di quelli che fabbricano le macchine. La TV e i giornali in genere non si occupano della loro vita, della loro condizione di lavoro. Nessuno o pochi si occupano di indagare sui contributi a fondo perduto che la FIAT ha avuto dallo Stato italiano e se quei soldi sono stati gestiti per difendere gli operai e le loro famiglie.  Con questo spettacolo ho voluto occuparmi di queste cose. Strada facendo ho incontrato un gruppo musicale: i Têtes de Bois che cantano con forza, passione e ironia i temi del Lavoro. Abbiamo deciso di camminare assieme". (Ulderico Pesce)

"Nel nostro viaggio sul vecchio camioncino Fiat 615 con il nostro evento itinerante "AVANTI POP", che abbiamo portato in quei luoghi in cui la dignità
dei lavoratori è stata violata o riscattata, abbiamo piacevolmente incontrato Ulderico Pesce davanti ai cancelli della Fiat Sata di Melfi. Le indagini sonore e i brani che ci piace regalare a "FIATo SUL COLLO" nascono e si muovono nel respiro di questo progetto. Ulderico ha già seguito gli amici
Têtes sul vecchio camion e i Têtes de Bois ora lo seguono sul palco teatrale". (Têtes de Bois )


AMBRA TEATRO ALLA GARBATELLA
piazza Giovanni da Triora 15 - Roma
spettacoli: mar/sab h 21.00 dom h 17.00
biglietti: ridotto € 12,00 intero € 15,00

mercoledì 19 ottobre 2011

ASSO DI MONNEZZA, i traffici illeciti di rifiuti in Italia: Ulderico Pesce al Teatro Ambra Garbatella

AMBRA TEATRO ALLA GARBATELLA
dal 25 al 30 ottobre 2011
Il Centro Mediterraneo delle Arti - Legambiente
e il Teatro dei Filodrammatici presentano
ASSO DI MONNEZZA
i traffici illeciti di rifiuti
di e con Ulderico Pesce

Asso di Monnezza: i traffici illeciti di rifiuti in Italia, coprodotto da Legambiente e dal Teatro dei Filodrammatici di Milano, racconta i traffici illeciti dei rifiuti urbani e soprattutto di quelli industriali che attanagliano l'Italia e che fanno arricchire pochi a discapito della salute di molti e dell'ambiente, tanto da far dire che il vero asso nella manica è "quello di monnezza", vale a dire che l'immondizia smaltita illegalmente offre una grande possibilità di arricchimento.

Asso di Monnezza rientra nel filone del Teatro Civile già percorso da Ulderico Pesce con Storie di Scorie: il pericolo nucleare italiano. Il testo è stato scritto in base alla documentazione ufficiale della Magistratura italiana e al Rapporto ecomafie di Legambiente, molte delle indagini citate sono ancora in corso, e nello spettacolo si denunciano i Clan della Camorra che si dedicano a questa fruttuosa attività, i funzionari delle Istituzioni pubbliche coinvolti e i titolari delle "finte" ditte di compost fertilizzante per l'agricoltura che sempre più spesso scaricano rifiuti tossici sulla terra agricola.

ASSO DI MONNEZZA racconta...
E' la storia di Marietta e della sua famiglia. Marietta è nata nella periferia di Napoli, a Pianura. Il balcone della sua casa si affaccia su una discarica di "monnezza" dove da 40 anni sono state sversate tonnellate di rifiuti, tra i quali 1000 tonnellate di liquidi chimici pericolosissimi provenienti  dall'Acna di Cengio (Savona). Nata in una famiglia poverissima il suo primo giocattolo l'ha trovato proprio in questa discarica: una bambolina spelacchiata che ancora conserva; ma la discarica e i suoi fumi tossici le ha portato via tutta la famiglia, i genitori e una sorella stroncati da tumori.
Rimasta sola Marietta si sposa con Nicola e va ad abitare in una masseria agricola a Giugliano, alle porte di Napoli, dove presto arriverà un'altra discarica: dove arriva Marietta arrivano le discariche.
Marietta è marchiata dalla "monnezza" pertanto la odia ma, dopo un viaggio fatto a casa della sorella Marisa, nel quartiere Colli Aniene di Roma, dove si fa la raccolta differenziata porta a porta, e dove i rifiuti vengono riciclati, cambia vita. Torna a Giugliano, che come sempre è sommersa dai rifiuti e cerca, invano, di convincere le autorità a praticare gli stessi metodi scoperti nel quartiere di Roma. Nulla potendo comincia a praticare la raccolta differenziata porta a porta in assoluta autonomia e grazie all'aiuto dei figli Antonio e Vincenzo.
Se Marietta e i figli raccolgono l'immondizia il marito Nicola e l'altro figlio Cristian la "nascondono", nel senso che sono due malavitosi che smaltiscono, in cambio di molti quattrini, rifiuti industriali pericolosissimi provenienti dal Nord che loro gettano nel mare, nei fiumi, in discariche o direttamente sulla terra agricola.
Il conflitto tra Marietta e il marito Nicola diventa il conflitto tra due modi di concepire l'ambiente la legalità e la vita in genere.