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giovedì 28 marzo 2013

CLÔTURE DE L'AMOUR: lo spettacolo rivelazione all'ultimo Festival di Avignore dal 3 al 14 aprile al Teatro Vascello

TEATRO VASCELLO
dal 3 al 14 aprile 2013
Emilia Romagna Teatro Fondazione
CLÔTURE DE L'AMOUR
di Pascal Rambert
Traduzione Bruna Filippi
con Anna Della Rosa, Luca Lazzareschi
regia Pascal Rambert

Chi amiamo quando amiamo? Un uomo e una donna raccontano la violenza di un amore che muore. Spettacolo rivelazione all'ultimo Festival di Avignone, un testo già rappresentato in otto lingue che è valso al suo autore il Gran Premio della Letteratura Drammatica in Francia.

Un lavoro sulla crisi di una coppia, un lavoro sulla fine della loro storia d'amore.
Soli in scena in un grande stanza bianca, vuota, quasi asettica, un uomo e una donna si affrontano in due monologhi taglienti che non arriveranno mai a farsi dialogo. È lui che inizia la conversazione recitando un lungo e denso monologo che introduce il pubblico nei meandri della sua mente, alla ricerca delle ragioni della fine del suo amore. I pensieri e le parole si fanno lame taglienti e scintillanti, ordinate e pronte all'uso. Saranno solo alcuni impercettibili movimenti delle mani e del corpo a tradire la lucidità apparente del suo ragionare, mentre vengono messe in fila le ragioni primarie e secondarie del suo disamore. È il corpo che parla, che tiene le fila di questo lungo monologo mentre le mani, la bocca, le gambe si spingono oltre lo spazio scenico.
Lei ascolta a lungo e attentamente, mentre il suo corpo sottile e delicato respira, arriva a toccare acuti picchi di tensione emotiva per poi scivolare di nuovo nel più completo silenzio. Il corpo. Le sue posture, sanno come creare silenzio, come chiedere silenziosamente. È come se dicesse: "E allora? Sono qui. Sono  qui (nonostante il mio silenzio) per riempire il tuo spazio. Sto aspettando. E continuo a farlo". Dopo un lungo e profondo respiro inizia anche lei la sua  replica, per poi chiudere il tutto con una tagliente frase assassina.  
Pascal Rambert, drammaturgo e regista nonché direttore del parigino Théâtre de Gennevilliers, introduce il pubblico in una vera e propria maratona tra paura e liberazione, tra domande e risposte che si concatenano. È nella brutalità di una parola onnipresente, nell'incredibile rigore di una scrittura fredda e aguzza che si esprime la forza universale di una pièce come Clôture de l'amour. C'è il maschile e il femminile. Ci sono due sguardi, due silenzi, due dialoghi che  esprimono con le loro parole la potenziale violenza di un amore che muore.
Teatro Vascello
Via Giacinto Carini, 78  -Roma (Monteverde)
Spettacoli: dal martedì al sabato h 21 – domenica h 18
biglietti: intero 20,00 euro, ridotto 15,00 euro, ridottissimo  12,00 euro studenti,  promozioni gruppi di almeno 10 persone 

martedì 26 marzo 2013

GALLEGGIO, ANNEGO, GALLEGGIO: prima nazionale dal 27 al 29 marzo al Teatro Vascello

TEATRO VASCELLO
dal 27 al 29 marzo 2013  - ore 21
Galleggio, Annego, Galleggio
ideazione, coreografia e regia:
Patrizia Cavola - Ivan Truol
Con Valeria Baresi, Anna Basti, Ilaria Bracaglia, Cristina Meloro, Marco Ubaldi
Musiche Originali: Epsilon Indi
Costumi: Medea Labate - Eva Seeber
Luci: Danila Blasi
Promozione e Ufficio Stampa: Benedetta Boggio 369gradi
Produzione: Atacama
MIBACMinistero per i Beni e le Attività Culturali - Dipartimento Dello Spettacolo
Regione Lazio– Assessorato Cultura, Sport, Politiche giovanili e Turismo
Residenza: La Scatola Dell'Arte, CORE Officina Coreografica


"Galleggio,Annego, Galleggio è un lavoro corale incarnato da un'umanità strabordante in
movimento su una pista immaginaria e sommersa, che in una continua alternanza
galleggia annega galleggia..." (Patrizia Cavola e Ivan Truol)

Un primo studio è stato presentato a conclusione della residenza creativa all'interno della rassegna "Corrispondenze" a Ladispoli (RM) e  della rassegna "E-Novaction Mediascena Europa" a Roma il 2 e il 3 dicembre scorso e dell'Officina COREografica presso il Daf Lanificio di Roma il  7 dicembre. 
Un discepolo dice al Maestro: "Sono uno stupido. Galleggio, annego, galleggio, annego, galleggio, annego… Quando potrò liberarmi da questo doloroso mondo?
Galleggiare, annegare, galleggiare...Com'è difficile vivere!".
Il Maestro non risponde. Il discepolo lo guarda a lungo, in attesa, e alla fine gli dice:
"Maestro! Non sono forse qui, davanti a lei, a farle una domanda?".
"Dove sei adesso? Stai galleggiando o annegando?"

"Fonte di ispirazione di questa creazione è il libro "Cabaret Mistico" di Alejandro Jodorowsky e la frase di Ludwig Wittgenstein "Il sapere e il riso si confondono" contenuta nel testo.
Le brevi storie che le diverse culture e tradizioni filosofiche Sufi, Buddhiste, Alchemiche, Koan, Haiku, Zen, Tibetane ci hanno lasciato e che Jodorowsky riporta in Cabaret Mistico, hanno guidato le improvvisazioni e la ricerca coreografica. Insieme ai danzatori i due coreografi
hanno letto, abitato, ingoiato le storie e l'immaginario che evocavano, per poi dare vita ad una materia originale e personale che con naturalezza ha preso le distanze dalla fonte e attraverso un percorso di ricerca ha trovato la sua definizione. L'intenzione è di generare l'immagine a partire da quanto evoca la scrittura  e dare forma, corpo, vita alla visione al di fuori delle logichenarrative. Attraverso queste storie spesso è stato possibile confrontarsi e ridere o almeno sorridere dei difetti, delle debolezze, delle contraddizioni dell'essere umano.
Il progettocoreografico unisce l'elaborazione di una danza che da vita ad una poesia
fisica ad un lavoro di costruzione pittorico e visionario sull'immagine, all'uso della parola e ad un lavoro di interazione con le musiche originali.
Al progetto ha collaborato il compositore Sergio De Vito per la creazione delle musiche originali, Danila Blasi ha realizzato il disegno luci e Medea Labate e Eva Seeber hanno creato i costumi.


ATACAMA

La compagnia Atacama nasce nel 1997 fondata da Patrizia Cavola, coreografa e danzatrice, e da Ivàn Truol, coreografo, danzatore, attore, come risultato di una collaborazione artistica esistente da diversi anni, e che aveva dato vita a spettacoli e creazioni collettive ("E'
Meglio che la luce rimanga spenta" - "Bianco Sale" - "A Sud del Cuore"). Nel 1999 prende la forma giuridica di Associazione Culturale e a luglio 2011 viene riconosciuta e iscritta nell'albo delle Onlus. Atacama è sostenuta e riconosciuta dal MIBAC Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Dipartimento dello Spettacolo Nel 2007 Atacama è tra i soci fondatori di CORE Coordinamento Danza e Arti Performative del Lazio, P. Cavola è membro del Comitato Direttivo e Direzione Artistica dal 2007 al 2011.
Parallelamente i due coreografi svolgono attività di formazione tenendo seminari e laboratori su tutto il territorio nazionale, un laboratorio continuativo presso La Scatola dell'Arte e corsi per professionisti presso lo I.A.L.S. di Roma.
Nel 2010 Patrizia Cavola e Ivan Truol sono stati invitati ad insegnare presso l'Instituto de Estudios Secundarios de la Universidad de Chile.
Da ottobre 2009 la compagnia ha residenza artistica presso La Scatola dell'Artedi Roma, centro di formazione e produzione Direzione Artistica di Patrizia Cavola e Ivan Truol.
Nel 2011, nel 2012 e nel 2013 Atacama partecipa al progetto "In scena diversamente insieme", a cura di Alvaro Piccardi, con finalità di integrazione sociale di categorie a rischio di
emarginazione, realizzato dal Teatro Quirino – Vittorio Gassman e la Fondazione
Roma Terzo Settore, in collaborazione con L'Ass. Sosta Palmizi, con tre laboratori di teatro danza, ideati e condotti da Giorgio Rossi e da Ivan Truol che hanno portato alla creazione di spettacoli finali, andati in scena a Roma al Teatro "Quirino - Vittorio Gassman", il 28 settembre 2011 e l'11 giugno 2012 e a giugno 2013.

Teatro Vascello 
Via Giacinto Carini, 78 - 00152  Roma (Monteverde)
06 5881021 – 06 5898031
      

domenica 24 marzo 2013

Maurizio Donadoni al Teatro Vascello in "CARISSIMO PIERPAOLO"

TEATRO VASCELLO 
lunedì 25 marzo 2013 - h.21.00

Associazione Samizdat & Company presenta
CARISSIMO PIERPAOLO
recital su frammenti da Pier Paolo Pasolini
voce recitante Maurizio Donadoni
musica composta ed eseguita dal vivo da Nicola Alesini
collaborazione all'allestimento: Giovanni Rizzuti e Miae Kim

Maurizio Donadoni con "Carissimo Pier Paolo..." conclude gli appuntamenti che il teatro Vascello ha voluto dedicare in questa stagione teatrale a Pier Paolo Pasolini.
Ricordiamo con grande piacere gli artisti che hanno voluto insieme a noi ricordare questa straordinaria figura considerata tra i maggiori artisti e intellettuali del XX secolo: Maddalena Crippa con La Poesia di Pier Paolo Pasolini (10 dicembre 2012), Caterina Venturini con Nessuna Pietà per Pasolini di Maccioni, Rizzo e Ruffino (11-20 gennaio 2013), Antonello Fassari con La Ricotta (25-27 gennaio 2013),Fabrizio Gifuni con Na specie de cadavere lunghissimo (29 gennaio – 3 febbraio 2013), Fabrizio Gifuni e Sonia Bergamasco con Un'amicizia in versi - Attilio Bertolucci – Pier Paolo Pasolini (4 febbraio 2013).
Maurizio Donadoni accompagnato dal musicista Nicola Alesini ci presenta una cavalcata in cinque tappe nella vita e nei testi di Pasolini. Flash dalle opere più o meno note. Dagli esordi "friulani" ai romanzi "romani". Dalle interviste, alle lettere indirizzate agli amici, dai diari alle rubriche dei giornali. Dai ricordi dei set cinematografici agli stralci dai processi. Dai verbali di polizia, alle perizie psichiatriche, ai referti autoptici, ai nuovi films da girare, messi in cantiere pochi giorni prima di essere assassinato. Brandelli di vita e poesia che emergono , affondano e riemergono, tra onde di suoni, in un continuo "rimando all'improvviso" tra parole e musica. Che Pasolini considerava "l'unica azione espressiva /forse, alta, e indefinibile come le azioni della realtà."

MAURIZIO DONADONI
Attore e autore. Premio speciale IDI 1986 per l'interpretazione in "Bestia da Stile" di P. P. Pasolini, consegue nello stesso anno il premio UBU come miglior giovane attore. Nel 1991 gli viene assegnato il premio di drammaturgia RICCIONE – ATER per il primo testo che scrive " Fosse piaciuto al cielo" e, nel 1994 il premio ISIDE FESTIVAL di BENEVENTO per il secondo "Memoria di classe" ( sulla tragedia del Vajont) opera che riceve nel 1995 il premio ENRICO MARIA SALERNO per la drammaturgia di impegno civile. In teatro ha recitato, tra gli altri, diretto da Gabriele Lavia, Luca Ronconi, Massimo Castri, Carlo Cecchi, Cristina Pezzoli, Piero Maccarinelli, Valerio Binasco, Krizstof Zanussi, Marco Bernardi, Antonio Calenda; in cinema da Marco Ferreri, Carlo Lizzani, Franco Rossi, Giacomo Battiato. Alberto Bevilacqua, Pasquale Pozzessere, Sergeij Bodrov, Marco Bellocchio, Marco Tullio Giordana, Saverio Costanzo. Protagonista di sceneggiati televisivi tra cui " Un bambino di nome Gesù", "Scoop", " Processo di famiglia" "L'ispettore anticrimine", "La piovra 9", Caravaggio, Pinocchio. Tra i testi finora scritti ha rappresentato con successo anche "Fegatelli", " Checkpoint K" , "Canto della Rosa Bianca" e " Precarie età" prodotto dal Teatro Stabile di Bolzano.

NICOLA ALESINI
tradizione mediterranea, jazz e improvvisazione di stampo nord europeo, dalla voce di uno dei sassofonisti più originali nel panorama della musica italiana. Compositore e sassofonista, Nicola Alesini è da sempre attento ricercatore di nuove sonorità nell'ambito della tradizione mediterranea. Nella sua musica,spesso fusa con altre forme d'arte (parola, gestualità e immagine), si incontrano e si fondono jazz e musica popolare, ambient e world music. Visionarietà, magia, suggestione onirica, sono le cifre stilistiche delle sue composizioni e del suo fraseggio a volte lirico , a volte graffiante. Il suo linguaggio volutamente essenziale e comunicativo , supportato da una sonorità personale certamente riconoscibile, punta diritto al cuore dell'ascoltatore trascinato in un viaggio lontano dalla quotidianità. Ha lavorato con musicisti del calibro di Glen Velez, Hans Joachim Roedelius, David Sylvian, Roger Eno, David Thorn, Harold Budd, Steve Jansen, Richard Barbieri, Alessandra Celletti. Sylvian ha inserito due brani di Alesini nel suo doppio album antologico Anything and nothing. Per il teatro ha lavorato per le musiche di scena con Cristina Pezzoli e Maurizio Donadoni (L'ANNASPO, CANTO della ROSA BIANCA). Attualmente è parte del CLAUDIO LOLLI TRIO,ed ha arrangiato l'ultimo disco di Lolli "LOVESONGS"

Teatro Vascello
Via Giacinto Carini, 78 - Roma
tel. 06 5881021 – 06 5898031 - fax 06 5816623
biglietti:intero 20,00 euro, ridotto 15,00 euro, ridottissimo 12,00 euro studenti, promozioni gruppi di almeno 10 persone Botteghino:
dal martedi' al venerdi' dalle 9 alle 21.30 orario continuato
lunedi' dalle 9 alle 18,00 - sabato dalle 11 alle 21,30 - domenica dalle 14
www.teatrovascello.it
promozione@teatrovascello.it - botteghino@teatrovascello.it

sabato 23 febbraio 2013

LA VITA CRONICA - Odin Teatret dal 27 febbraio al 17 marzo al Teatro Vascello Roma

TEATRO VASCELLO
dal 27 febbraio al 17 marzo 2013

TSI La fabbrica dell'Attore – Odin Teatret
in collaborazione Fondazione Musica per Roma presentano
LA VITA CRONICA
di Ursula Andkjær Olsen e Odin Teatret
con Kai Bredholt, Roberta Carreri, Jan Ferslev, Elena Floris, Donald Kitt, Tage Larsen, Sofia Monsalve, Iben Nagel Rasmussen, Fausto Pro, Julia Varley
Consigliere letterario: Nando Taviani - Disegno luci: Odin Teatret
Consulente luci: Jesper Kongshaug - Spazio scenico: Odin Teatret
Consulenti spazio scenico: Jan de  Neergaard, Antonella Diana
Musica: melodie tradizionali e moderne - Costumi: Odin Teatret, Jan de Neergaard
Direttore tecnico: Fausto Pro - Assistenti alla regia: Raúl Iaiza, Pierangelo Pompa e Ana Woolf
Regia e drammaturgia: Eugenio Barba 
Dopo una settimana di tutto esaurito all'Auditorium Parco della Musica, LA VITA CRONICA di Eugenio Barba, il più recente spettacolo dell'Odin Teatret, continua le sue repliche al Teatro Vascello dal 27 febbraio al 17 marzo. Nello stesso periodo, sia al Teatro Vascello che in altri luoghi di Roma, prosegue la presentazione di un ampio ventaglio di proposte collaterali: attività pedagogiche, dimostrazioni di lavoro, scambi, baratti culturali, presentazioni di libri e incontri con rappresentanti della danza e dei gruppi teatrali romani.
Si tratta di un'occasione molto importante e piuttosto rara: l'Odin Teatret, infatti, non era presente a Roma, per un tempo così lungo e con una così variegata offerta, da oltre 10 anni.
L'intera iniziativa "Odin Teatret a Roma 2013", che si svolge in collaborazione con numerosi altri enti e associazioni teatrali e si avvale inoltre del patrocinio del Comune di Roma – Assessorato alle Politiche culturali e del contributo del Municipio Roma XVI, sta richiamando spettatori e gruppi di affezionati sostenitori dell'Odin anche da fuori Roma. Si consiglia
pertanto di acquistare o prenotare per tempo i biglietti per lo spettacolo.

Dedicato a Anna Politkovskaya e Natalia Estemirova scrittrici russe in difesa dei diritti umani, assassinate da sicari nel 2006 e 2009 per la loro opposizione al conflitto ceceno.

Personaggi: una Madonna Nera, la vedova di un combattente basco, una rifugiata cecena, una casalinga rumena, un avvocato danese, un musicista rock delle isole Faroe, un ragazzo colombiano che cerca suo padre scomparso in Europa, una violinista di strada italiana, due
mercenari.
La vita cronica si svolge contemporaneamente in Danimarca e in altri paesi d'Europa nel 2031, dopo la terza guerra civile. Individui e gruppi con retroterra diversi si ritrovano insieme e si scontrano pressati da guerre, disoccupazione, emigrazione. Un ragazzo approda
dall'America Latina in cerca di suo padre scomparso. "Smettila di cercare tuo padre", gli sussurrano mentre lo accompagnano di porta in porta. Non è l'innocenza né la conoscenza a salvare il ragazzo. Sarà l'ignoranza a fargli scoprire la sua porta. Tra lo sconcerto di noi tutti che non crediamo all'incredibile: che una vittima valga, da sola, più di ogni valore. Più di Dio.
Lo spettacolo si rivolge a spettatori al di sopra dei 12 anni.
Una produzione Nordisk Teaterlaboratorium (Holstebro), Teatro de La Abadía (Madrid), The Grotowski Institute (Wroclaw).

Scarica il programma completo delle attività http://www.teatrovascello.it/2012_13/brochure_ODIN.pdf
Trailer: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=dODlmKXtn4Q

Teatro Vascello
Via Giacinto Carini, 78 - Roma (Monteverde) 
06 5881021 – 06 5898031
biglietti: intero 20,00 euro, ridotto 15,00 euro, ridottissimo 12,00 euro studenti, promozioni
gruppi di almeno 10 persone
Repliche dal mercoledì al sabato ore 21 domenica ore 18
POSTI LIMITATI PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA
(1 e 3 marzo tutto esaurito!)
promozione@teatrovascello.it - www.teatrovascello.it
  

giovedì 31 gennaio 2013

KARÉNINA Prove aperte di infelicità - il 5 e il 6 febbraio al Teatro Vascello

TEATRO VASCELLO
5 e 6 febbraio 2013
Teatro Franco Parenti e Sonia Bergamasco in collaborazione con Centro Culturale Il Funaro presenta
KARÉNINA – Prove aperte di infelicità
di Emanuele Trevi e Sonia Bergamasco
da Lev Tolstoj
con Sonia Bergamasco
disegno luci Cesare Accetta
abito di scena Metka Kosak
tecnico luci Domenico Ferrari
Regia di Giuseppe Bertolucci

Anna prima di diventare Karénina. 
Karénina prima di incontrare Tolstoj.
Lo spettacolo – concepito e scritto da Emanuele Trevi e Sonia Bergamasco - non è né un adattamento teatrale, né una rilettura del grande capolavoro russo ma un'esplorazione, un viaggio avvincente e curioso, stimolante e sorprendente, alla scoperta di una Anna Karénina primigenia, personaggio alla ricerca del suo autore, dagli appunti iniziali alla prima pubblicazione di quest'opera, avvenuta nel 1877.
Il talento di Sonia Bergamasco, capace di farsi vero e proprio strumento narrativo, conduce il pubblico - con l'acuta e preziosa complicità di Giuseppe Bertolucci – nell'esperienza di un mistero creativo.

Un pianoforte, un'attrice, le note di Tchajkovskij , le parole di Tolstoj. 
Emanuele Trevi e Sonia Bergamasco si sono messi a giocare attorno a questi elementi primari con la leggerezza e l'innocenza (e la sapienza) di due bambini sulla spiaggia e hanno costruito un bellissimo castello di sabbia, fragile e intenso, al quale mi sono avvicinato facendo attenzione a non rovinare quella piccola meraviglia. La marea della messa in scena è salita, le onde hanno coperto tutto, ma miracolosamente il castello è rimasto in piedi: la voce e il corpo di Sonia hanno costruito fondamenta e mura impalpabili e indistruttibili, cementate da un talento raro, verso il quale mi sento di provare prima ancora che ammirazione una sorta di stupore, venato di riconoscenza e di gratitudine, come avviene quando ricevi un dono. (Giuseppe Bertolucci)

…Karénina è un congegno sofisticatissimo: si svolge in un buio intimo, intorno e su un pianoforte a coda, e vive sulla fisicità morbida di Sonia Bergamasco. A piedi nudi, un esile abitino, si dà con leggerezza, innocenza, forte di una sapiente tecnica vocale e musicale (suona anche il piano), guidata dal regista Giuseppe Bertolucci con la delicatezza di un cerimoniale. Un gioiellino: che restituisce allo spettatore sentimenti che si ripresentano a noi intatti… (Anna Bandettini)

Teatro Vascello
Via Giacinto Carini, 78 - Roma (Monteverde)  
orari: dal martedì al sabato ore 21 domenica ore 18.00 
biglietti: intero 20,00 euro, ridotto 15,00 euro, ridottissimo  12,00 euro studenti, promozioni gruppi di almeno 10 persone 
    

Fabrizio Gifuni e Sonia Bergamasco in UN'AMICIZIA IN VERSI ATTILIO BERTOLUCCI PIER PAOLO PASOLINI, il 4 febbraio al Teatro Vascello

TEATRO VASCELLO
4 febbraio 2013 -h21,00
Teatro delle Briciole Solares Fondazione delle Arti presenta
UN'AMICIZIA IN VERSI
ATTILIO BERTOLUCCI 
PIER PAOLO PASOLINI
Un'idea di Fabrizio Gifuni
con Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni

Il fiore profondo che si manifesta nel dialogo umano e poetico tra Attilio Bertolucci e Pier Paolo Pasolini è il riconoscimento vicendevole dell'altro come diverso e assoluto. Il rispetto amoroso dell'altro – così vicino, così distante.
A Roma, nel quartiere di Monteverde, nello stesso palazzo, vivono i due poeti – entrambi "approdati" in quella città – e approfondiscono negli anni e nella consuetudine della familiarità un rapporto destinato anche a dare testimonianza di sé nella forma della parola poetica.
In questa lettura, le voci di Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni si alternano per esplorare attraverso il suono della parola il mistero luminoso di una amicizia.


Teatro Vascello
Via Giacinto Carini, 78 - Roma (Monteverde)
orari: dal martedì al sabato ore 21 domenica ore 18.00 
biglietti: intero 20,00 euro, ridotto 15,00 euro, ridottissimo  12,00 euro studenti,  promozioni
gruppi di almeno 10 persone   

IL PICCOLO PRINCIPE 8-9-10 febbraio al Teatro Vascello

TEATRO VASCELLO
8-9-10 febbraio 2013
Teatro Franco Parenti e Sonia Bergamasco - Fabrizio Gifuni
IL PICCOLO PRINCIPE
di Antoine de Saint-Exupéry
Una lettura di  Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni
un'idea di Fabrizio Gifuni e Sonia Bergamasco
suoni di scena  Rodolfo Rossi
disegno luci Cesare Accetta 
datore luci Domenico Ferrari
fonico Matteo Simonetta
Due grandi interpreti della scena italiana - Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni - accompagnati dal talento musicale di Rodolfo Rossi, restituiscono voci e suoni al capolavoro senza tempo di Antoine de Saint-Exupéry.
Misterioso e lunare, il Piccolo Principe è un affascinante rompicapo che ipnotizza da quasi settant'anni adulti e bambini di ogni latitudine.
Poniamoci in ascolto del suo mistero, consapevoli che solo l'infanzia è in grado di svelare e rivelare "ciò che è invisibile agli occhi".

TEATRO VASCELLO
Via Giacinto Carini, 78 - Roma (Monteverde)
www.teatrovascello.it
8-9-10 febbraio venerdì h 21 sabato h 17-h21 domenica h18
Prezzi in pomeridiana: 10 euro adulti 8 euro bambini
 Prenotati subito: promozione@teatrovascello.it
Prezzi in serale: intero 20,00 euro, ridotto 15,00 euro, ridottissimo studenti,  promozioni gruppi di almeno 10 persone 12,00 euro, ridotto bambini 8,00 euro 

3 - 2 -1... IN ONDA!!! il 4 Febbraio al teatro Manhattan

Teatro Manhattan
4 febbraio 2013
3 - 2 -1... IN ONDA!!! 

A causa di drastici tagli al personale, tre giovani e promettenti presentatori si ritrovano a dover sostenere sulle loro spalle l'intero palinsesto televisivo del canale per cui lavorano.
Tutto sembra cospirare contro di loro! E anche un imprevisto, quanto improbabile sciopero farà sì che
addirittura gli ospiti invitati alle loro trasmissioni non siano più disponibili! Ma i tre stacanovisti della televisione del futuro, non si lasceranno sconfiggere da questi "piccoli" intoppi e, se sarà necessario, non disdegneranno di improvvisarsi anche ospiti in nome della sacra nazione televisiva!!!.
E se questo non sarà sufficiente anche qualcuno dell'ignaro pubblico in studio potrebbe essere immolato alla causa e ritrovarsi in diretta in compagnia dei nostri eroi!!
E allora... 3 - 2 -1... IN ONDA!!!

Teatro Manhattan
via del boschetto 58 - Roma
Per info e prenotazioni: 3471573085 oppure 3939596237
biglietti: 8 euro + due di tessera associativa= 10 euro.

NA SPECIE DI CADAVERE LUNGHISSIMO con Fabrizio Gifuni fino al 3 febbraio al Teatro Vascello

Teatro Vascello
dal 29 gennaio al 3 febbraio 2013
Teatro delle Briciole Solares Fondazione delle Arti
'NA SPECIE DI CADAVERE LUNGHISSIMO
Un'idea di Fabrizio Gifuni
materiali per una drammaturgia:
da Pier Paolo Pasolini "Scritti Corsari", "Lettere Luterane", "Siamo tutti in pericolo"  (intervista di Furio Colombo a P.P.P. dell'1/11/1975),  "La nuova forma della meglio gioventù",  "Abbozzo di sceneggiatura per un film su San Paolo" di Giorgio Somalvico "Il Pecora"
Con Fabrizio Gifuni
Disegno luci Cesare Accetta 
Regia di Giuseppe Bertolucci 
"Sono sempre più convinto che i teatri, oggi più che mai, siano il luogo dove poter giocare una battaglia fondamentale per i destini culturali del nostro paese. Non mi vengono in mente tanti altri luoghi, come il teatro, dove una comunità possa continuare a ritrovarsi, liberamente, per condividere un momento di pura conoscenza emotiva.
Il corpo a corpo con lo spettatore fa del teatro un'esperienza unica e irripetibile. Il campo magnetico prodotto dall'incontro tra il corpo degli spettatori e quello dell'attore può determinare, a patto che in scena accada realmente qualcosa, un cortocircuito che non ha uguali dal punto di vista delle emozioni e della conoscenza.
Il teatro è anche uno degli ultimi luoghi dove si esercita ancora l'arte della memoria. Intesa sia come mnemotecnica (gli attori sono gli ultimi depositari di questa disciplina) sia come serbatoio di una coscienza storica collettiva. Per questo il teatro oggi fa più paura al potere.
Perché molti italiani ricordano. E non sono disposti a dimenticare. Perché molti italiani sanno che la sistematica distruzione della memoria storica del nostro paese è stata e resta uno degli obiettivi più pervicacemente perseguiti negli ultimi decenni. Perché azzerare e annullare il valore della memoria significa poter dire e fare, oggi, tutto e il contrario di tutto.
Il progetto Gadda e Pasolini: antibiografia di una nazione nasce da questo: dal desiderio di organizzare un grande racconto sulla trasformazione del nostro paese. Su ciò che eravamo, su ciò che siamo diventati o su ciò che in fondo siamo sempre stati. Per capire cosa è accaduto, come sia stato possibile arrivare a tutto questo. Una mappa cromosomica dell'Italia e degli italiani per orientarsi meglio in un presente troppo spesso buio, opaco e pericoloso.
Ho iniziato così, circa dieci anni fa, un lungo ed entusiasmante viaggio con Giuseppe Bertolucci – che non ringrazierò mai abbastanza per avermi accompagnato con il suo talento e la sua umanità – prendendo in prestito le parole di due autori per molti aspetti diametralmente opposti per formazione, lingua e visione della Storia.
Attraverso «studi» e passaggi successivi, hanno preso vita e corpo i due spettacoli 'Na specie de cadavere lunghissimo (da alcuni testi di Pasolini e da un poemetto di Giorgio Somalvico) – andato in scena a partire dal 2004 – e L'ingegner Gadda va alla guerra o della tragica istoria di Amleto Pirobutirro (da due testi del Gran Lombardo e dall'Amleto di Shakespeare), che ha debuttato nel gennaio del 2010.
Quello che ne è venuto fuori, a distanza di anni, è un doppio sguardo sulla nostra storia del Novecento, feroce e inesorabile. Dove al «teorema pasoliniano» sulla mutazione antropologica di un intero paese si aggiungono, come tessere di un unico mosaico, le note gaddiane sulla Grande Guerra e le sue annotazioni psico-letterarie sul ventennale flagello fascista.
Due sguardi incrociati sulle dinamiche della grande Storia, spesso sorprendenti, dove termini come progressista o conservatore cedono il passo alla sola forza di due intelligenze in continuo movimento.
I due autori, pure così distanti, si ritrovano sul terreno comune di un amore furioso verso il proprio paese, partendo dalla loro personale tragedia privata. Due uomini che si conquistano sul campo la possibilità di poter esprimere un giudizio su ciò che li circonda, solo dopo aver fatto a pezzi se stessi. È per questo, credo, che le loro parole – come munite di una speciale forma di autorevolezza – sembrano avere, oggi, un peso specifico così grande. Da questa pratica autodemolitoria, da questo continuo far naufragio del proprio io, credo derivi la forza dei loro ragionamenti, oltre che della loro scrittura. In questo esercizio spirituale e al contempo laico risiede lo statuto etico del loro pensiero. Perché non basta esprimere un pensiero alto o condivisibile, ma è necessario che chi lo esprime sia credibile per chi lo ascolta.
Gadda e Pasolini analizzano da differenti angolazioni i sintomi di quella piaga – antropologica prima che storica – che fu il fascismo. Osservano la riemersione carsica (e dunque periodica) di quel liquame nero presente nelle arterie del nostro paese, marcano differenze e continuità tra il vecchio e il nuovo, individuano con precisione chirurgica i connotati endemici del fenomeno definito da Piero Gobetti – con lucidissimo in- tuito, nel novembre del '22 – «l'autobiografia della nazione».
Nel primo dei due spettacoli – 'Na specie de cadavere lunghissimo – l'emergenza drammaturgica nasceva dal desiderio di distillare sostanze linguistiche dai sapori apparentemente opposti: la prosa politica e polemica del Pasolini luterano e corsaro e gli endecasillabi inediti e sorprendenti di Giorgio Somalvico, che – in un romanesco crepitante e reinventato – costringe in metrica il delirio dell'omicida, in fuga da Ostia, in un'immaginaria scorribanda notturna alla guida dell'Alfa Gt.
Su questo formidabile poeta milanese – ancora incredibilmente troppo poco conosciuto rispetto al suo valore – ci sarebbe molto da dire. Poeta, romanziere, autore di libretti d'opera, pittore, espressione della migliore operosità ambrosiana, eppure schivo e appartato come Gadda, Somalvico nasconde nel ritmo dell'endecasillabo tutti i segreti artigianali del suo sapere teatrale e musicale.
Grazie all'invenzione del personaggio di Piero Pastoso («Detto Rana – e nun Pecora né Biscia / comm' a tutti voantri 'n malafede / – ve pozzino cecà! – ve piasce crede...»), il testo dello spettacolo è in grado di operare uno scarto semantico imprevedibile, trovando nei versi di Somalvico l'indispensabile anticlimax alle parole di Pasolini.
E così il «teorema pasoliniano» – genocidio culturale, imbarbarimento consumistico, uso strumentale dei media da parte del Nuovo Fascismo – si dispiega inesorabilmente in tutta la sua lucida disperazione, delineando – attimo dopo attimo – i connotati dell'assassino. Generandone i tratti identitari, le de-motivazioni profonde, «pensandolo», quell'assassino, prima ancora di incontrarlo, in un vertiginoso (quanto involontario?) processo di invenzione. Una sorta di agone tragico (inteso come «scontro», ma anche come «agonia») tra un Padre e un Figlio, vissuto in scena da un solo corpo e una sola voce, che de-genera, senza soluzione di continuità, da vittima a carnefice, da dottor Jekyll a mister Hyde, in una reazione a catena culturale e linguistica tutta da sperimentare. (..)"
Da  "Gadda, Pasolini e il teatro, un atto sacrale di conoscenza" di Fabrizio Gifuni  in "Gadda e Pasolini : antibiografia di una nazione" (Minimum Fax, 2012) 

"Per Eraclito il mondo non è altro che un tessuto illusorio di contrari. Ogni coppia di contrari è un enigma, il cui scioglimento è l`unità, il Dio che vi sta dietro".
Continuo a trovare in queste parole qualcosa che si avvicina moltissimo a quel profondo senso di mistero che accoglie la vita, l`opera e la morte di Pier Paolo Pasolini.
Quando alcuni anni fa iniziavo a pensare all`idea di uno  spettacolo su Pasolini, è proprio in termini di opposizione che il mio istinto si muoveva : padre e figlio, natura e opera d`arte, vittima e carnefice, erano solo alcune delle antinomie che continuamente si affacciavano sul mio cammino. Ma anche il buio e la luce, la violenza e la mitezza, Dottor Jekyll e Mister Hyde.
Certo, l`urgenza politica era altrettanto forte: Così forte - in questi tempi bui - da rischiare di travolgere tutto. Il fiume si ingrossa pericolosamente e gli argini rischiano di rompersi. Ogni giorno che passa. C`era il desiderio di raccontare la tragedia pubblica e privata di un poeta che aveva visto scomparire in soli tre lustri il solo mondo in cui voleva riconoscersi. Il grido lacerante e disperato di un uomo che urlava nel deserto contro l`immoralità e la cecità del vecchio Potere che stava aprendo la strada all`avvento di un Nuovo Potere - di un nuovo fascismo - "il più potente e totalitario che ci sia mai stato." Ma anche la privatissima tragedia di chi, in virtù di quella stessa catastrofe politica e antropologica che vedeva abbattersi sull`Italia, non riconosceva più i "corpi" dei suoi amati ragazzi, che sembravano trasformarsi  - sotto i suoi occhi - da "simpatici malandrini" in "spettrali assassini". I suoi amati "riccetti" stavano cambiando maschera: dall`innocenza al crimine.
Ma quella frase, scritta da Giorgio Colli, nella sua Nascita della filosofia, proprio nel 1975, anno della morte del poeta di Casarsa, ma riferita al grande sapiente di Efeso, continuava come un ragno invisibile a tessere la sua tela.
E la lettura di Petrolio - un viaggio spericolato nell`ultimo dei labirinti - mi riportava ancora a quella linea d`ombra: Carlo di Polis e Carlo di Tetis, protagonisti nella scissione del romanzo incompiuto, tornavano a spaccare l`io. Come Paolo di Tarso. Come Paolo di Casarsa. Al centro del labirinto stava la bestia immonda. Ma non era che l`immagine dell`eroe riflessa allo specchio. Passato a una Nuova gioventù, Narciso, al termine di infinite danze, si inabissava nel suo specchio d`acqua.
"Io sono una viola e un ontano, lo scuro e il pallido della carne...", "io sono nero di amore, né Santo né Diavolo...", "io sono un prete e un uomo libero, due scuse per non vivere...".
La frantumazione e l`ossessione dell`identità tornavano a commuovermi.
"Noi siamo perciò una persona sola (la Dissociazione è la struttura delle 
strutture: / lo sdoppiamento del personaggio in due personaggi / è la più grande delle invenzioni letterarie)"dice il poeta in Bestia da stile.
 "Il Dio è giorno notte, inverno estate, guerra pace, sazietà fame", dice Eraclito  in uno dei suoi frammenti.
Non mi restava che seguire il corso dell`acqua."
Da  "Appunti per uno spettacolo" – Fabrizio Gifuni - 2003

Teatro Vascello
Via Giacinto Carini, 78 -  00152  Roma (Monteverde)
06 5881021 – 06 5898031
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sabato 19 gennaio 2013

Antonello Fassari ne LA RICOTTA Di PierPaoloPasolinidal 25 al 27 gennaioal Teatro Vascello

Antonello Fassari
TEATRO VASCELLO
25, 26, 27 gennaio 2013
CHARLOT e MIND PRODUCTION
LA RICOTTA
di Pier Paolo Pasolin
Antonello Fassari
 e Adelchi Battista
progetto musicale di Lele Marchitelli


Dedicato a Pasolini

"Non è difficile prevedere per questo mio racconto dei giudizi interessati, ambigui, scandalizzati.
Ebbene, io voglio qui dichiarare che comunque si prenda "la ricotta", la storia della Passione, che indirettamente "la ricotta" rievoca, è per me la più grande che sia mai accaduta, e i testi che la raccontano i più sublimi che siano mai stati scritti."
(Pier Paolo Pasolini)

"LA RICOTTA" (1964) è un racconto che è diventato l'episodio di un film dal titolo "RO.GO.PA.G." prodotto da Bini. Siamo sul set cinematografico dove si gira un film sulla Passione di Cristo. Stracci, il protagonista, che fa la parte del Ladrone buono, fra una pausa e l'altra della lavorazione cerca di trovare di che sfamarsi, poiché ha dato alla moglie e ai sette figli il suo cestino. Sullo sfondo, raccontati, i personaggi tipici del grande carrozzone cinematografico: il regista, illuminato e assente, il giornalista inconsapevole marionetta del sistema, il produttore,la Maddalena,le altre comparse. Una umanità fotografata nel suo rapporto con l'Assoluto e con il profano, come in una sorta di Giudizio Universale, dove Stracci, il generico che diventa protagonista, trasfigurato dalla ricerca del cibo, affronta un Calvario reale ma invisibile a tutti gli altri. (Antonello Fassari)

Teatro Vascello
Via Giacinto Carini,  78 – Roma (Monteverde)
biglietti: intero 20,00 euro, ridotto 15,00 euro, ridottissimo  12,00 euro studenti,
 promozioni gruppi di almeno 10 persone
promozione@teatrovascello.it - botteghino@teatrovascello.it
orari: venerdì e sabato ore 21 domenica ore 18.00 
tel. 06 5881021 – 06 5898031 - fax 06 5816623

martedì 15 gennaio 2013

NESSUNA PIETA' PER PASOLINI dal 18 al 20 gennaio al Teatro Vascello

Caterina Venturini
TEATRO VASCELLO - Sala Studio
dal 18 al 20 gennaio 2013  

NESSUNA PIETA' PER PASOLINI
Ballata in prosa e musica
ispirato al libro omonimo di Maccioni, Rizzo, Ruffini
di e con Caterina Venturini
al pianoforte Luis Gabriel Chami
Le rivelazioni inedite che hanno consentito di riaprire l'inchiesta sull'omicidio di Pierpaolo Pasolini, con la speranza che si faccia luce finalmente su un delitto ancora impunito, su uno dei fatti di cronaca più oscuri e inquietanti del nostro paese.
Una ricostruzione lucida e serrata delle ultime ore del poeta, con inserti poetici e musicali, tra cui vibrano le canzoni scritte dallo stesso Pasolini.
Un altro tassello al teatro di narrazione in musica di Caterina Venturini, nell'occasione accompagnata al pianoforte da Luis Gabriel Chami.
Teatro Vascello
Via Giacinto Carini 78 – Roma (Monteverde Vecchio)
Biglietto: 10 euro
spettacoli venerdì e sabato ore 21.30 - domenica ore 18.30

LA GABBIANELLA E IL GATTO dal 18 al 20 gennaio 2013 al Teatro Vascello

TEATRO VASCELLO
18, 19 e 20 gennaio 2013
Produzione La Fabbrica dell'Attore 
LA GABBIANELLA 
E IL GATTO
tratto da "Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare" di Luis Sepùlveda
Traduzione e adattamento 

Manuela Kustermann
con 
Isabella Carle, Valentina Bonci, Matteo Di Girolamo, Marco Ferrari, Valerio Russo, Jacopo, Sorbini, Maya Giovanna Vassallo
Canzoni: Maurizio Lombardi, Claudio Corona
Regia: Maurizio Lombardi

«Fallo per noi gatti. Non abbiamo mai volato: sii tu il primo gatto volante!! »

La Compagnia dei giovani del Teatro Vascello adatta in modo originale la fiaba di Luis Sepúlveda divertendosi ad introdurre speciali effetti scenografici per rendere più suggestiva ed avvincente la storia, rendendo la trama più efficace e adatta ai problemi dell'ecologia e dell'ambiente. Lo spettacolo si avvale di coreografie e canzoni che gli attori eseguono dal vivo. La regia fresca e nuova permette di coinvolgere non solo i bambini ma anche gli adulti in un divertimento teatrale dove il lavoro sul corpo dell'attore è il vero protagonista. Kengah, una gabbiana avvelenata da una macchia di petrolio, riesce ad affidare in punto di
morte il proprio uovo al gatto Zorba, strappandogli tre promesse: quella di non mangiare l'uovo, di averne cura finché non si schiuderà e di insegnare a volare al nascituro. Zorba chiede consiglio ai suoi amici Colonnello, Segretario, Pallino e Diderot, e grazie al loro indispensabile aiuto, la piccola creatura riesce a nascere senza problemi. La Gabbianella orfana viene battezzata Fortunata dalla comunità dei gatti, e Zorba avrà il difficile compito di allevare questa inattesa 'figlia'. La piccola ora è nata, ma prima di imparare a volare deve capire di non serre un gatto! Ora che la gabbiana comincia a crescere al fianco degli amici felini, si trova a dovere fronteggiare un pericolo ancora più inaspettato, quello rappresentato dai ratti che aspettano l'occasione per uscire dalle fogne e prendere il potere. Un giorno infatti i gatti devono portare il gabbiano da Colonnello, solo lui è in grado di dire se il gabbiano è maschio o femmina, ma proprio in quel momento il volatile viene rapito dai topi per papparsela, ma per fortuna che i suoi affezionatissimi gatti la salvano dimostrando a Fifì di essere eroici e coraggiosi, ma ancor più di volerle tanto bene. Il tempo passa e la Gabbianella ormai è diventata grande, e Zorba e tutti i gatti decidono che è giunto il momento di insegnarle a volare!
Fanno tanti esercizi, tanti tentativi, ma loro non sono dei gabbiani ed è davvero faticoso ! Allora Zorba chiede aiuto a Bubulina e al suo padrone umano, solo in questo modo riusciranno a portarla in cima al campanile di San Michele, da dove potersi lanciare e, finalmente, volare.
Arrivati in cima, l'umano e Zorba aiutano la Gabbianella a superare ogni paura. Fifì si butta in picchiata rischiando di schiantarsi al suolo, ma ecco che finalmente apre le ali e riesce a levarsi in volo. Fortunata saluta Zorba e i suoi amici e va verso il mare dove, incontrando uno stormo di gabbiani, trova il suo futuro.

Guarda il TRAILER http://www.youtube.com/watch?v=BeznpIoh2FU&feature=youtu.b

Teatro Vascello
Via Giacinto Carini, 78 - 00152 Roma (Monteverde)

06 5898031 - fax 06 5816623
www.teatrovascello.it
orario spettacoli: sabato h 17 - domenica h 15 - matinèe 18 gennaio h 10.30
Prezzi: 10€ adulti - 8€ bambini. Prenotati subito: promozione@teatrovascello.it

   

domenica 30 dicembre 2012

WORDSTAR(S) con Ugo Pagliai dall'8 al 20 gennaio 2013 Teatro Vascello Roma


TEATRO VASCELLO
dall'8 al 20 Gennaio 2013
Teatro Stabile del Veneto presenta
WORDSTAR(S)
di Vitaliano Trevisan
con Ugo Pagliai
Paola di Meglio e Alessandro Albertin
e con Paola Gassman
regia Giuseppe Marini

Note di regia
Sebbene poco incoraggiata, quando non decisamente maltrattata, la nostra drammaturgia contemporanea mostra, malgrado tutto, importanti segnali di vitalità da cui si stagliano delle punte avanzate di cui vale la pena occuparsi. Un plauso e un ringraziamento particolari, dunque, al Teatro Stabile del Veneto e al suo direttore per questa esemplare e significativa controtendenza.
Wordstar(s) di Vitaliano Trevisan è, lo affermo subito e con imprudente faziosità, un testo importante, a suo modo, un classico. In primo luogo per la sua qualità meta-testuale e metadrammatrica, capace di fare del medium usato il proprio tema e la propria narrazione. Il linguaggio e la scrittura diventano, in modo autoriflessivo, materiale del racconto, la forma stessa diventa sostanza narrativa.
Ulteriore motivo di originalità e fascinazione, Wordstar(s) è scritto senza punteggiatura e con gli 'a capo' tipici delle strutture versali e funzionali alla proposta di una lingua artificiale, ricreata in provetta, che aspira a farsi distillato purissimo, partitura.
L'artificio è tuttavia così abilmente condotto e sorvegliato da conservare al linguaggio il suo simulacro di quotidianità. A ribadire la centralità tematica della scrittura, insieme al titolo (WORDSTAR è, nel linguaggio del computer, un programma di scrittura, peraltro ormai obsoleto) lavora un sottotitolo, altrettanto suggestivo: ritratto di scrittore come uomo vecchio (mi è parso subito il titolo di un quadro di Francis Bacon e questa forte suggestione non ha mancato di reclamare i suoi diritti e le sue urgenze in sede scenografica, nei costumi, nell'uso della luce e del colore, appunto, alla Bacon).
Ma è la scelta dello scrittore a chiudere coerentemente il cerchio di questa profonda meditazione sulla scrittura. E quale altro scrittore se non Samulel Beckett, che ha dedicato (sacrificato) l'intera esistenza alla sua irriducibile ossessione per il linguaggio e che ha spinto la letteratura e il teatro al limite delle loro (im)possibilità espressive, portandole al collasso per usura. Lo scrittore che, partendo dal presupposto che l'immaginazione è morta e la vena creativa esaurita, corteggia l'idea della fine della letteratura e della parola che si stempera nel silenzio da cui trae origine e a cui vuol fare ritorno. Lo scrittore più fedele all'idea dell'arte come fallimento inevitabile ("essere artista è fallire – scriveva – così come nessun altro ha il coraggio di fallire" o ancora "nessuna capacità di esprimere… insieme all'obbligo di esprimere").Tenendosi al riparo dalla cronistoria o dalla biografia teatralizzata, Wordstar(s) narra (con libertà immaginativa che ha consentito possibili e pertinenti pennellate bernhardiane nella composizione del ritratto) gli ultimi giorni - o forse ore - di vita del grande scrittore, colto nella sua quotidianità comicamente scandalosa. La vertigine del pensiero e il tormento creativo dell'artista si coniugano con la tragicomica goffaggine dell'uomo, letteralmente in mutande, e di un corpo, cervello compreso, che va in malora e che impedisce le più elementari attività quotidiane, come tagliarsi le unghie dei piedi. Al flusso monologante del protagonista fanno da contrappunto le due figure femminili di Suzanne e Billie – la moglie e l'amante - che nel loro chiacchiericcio post mortem, logorroico e delirante, sembrano proprio (e così le ho trattate registicamente) due creature beckettiane nel loro teatrino purgatoriale…così da avere sullo stesso palcoscenico lo scrittore e il suo teatro in un alternante doppio registro con cui, a mio avviso, respira il testo-spettacolo. Analogo trattamento, un po' meno marcato, per la figura del giornalista-professore-biografo Knowson, che vagheggia fortune editoriali sulla vita di Samuel. Ringrazio ancora chi ha ritenuto di dover affidare a me la cura registica di questo atto di nascita. Nel farlo ha forse tenuto conto di quella sorta di primo amore per il gigante irlandese come nulla osta ad occuparsi di Wordstar(s), o, forse, per favorire un avvicinamento di due beckettiani incalliti, quali Trevisan e me…
E grazie a Ugo Pagliai che ha immediatamente creduto nel progetto abbracciandolo col coraggio e la spericolatezza del grande artista della scena… anche se abbiamo immediatamente escluso di lavorare in maniera mimetica alla costruzione di questo ritratto, fare Beckett non era uno scherzo…guardatelo e ascoltatelo: una meraviglia. (Giuseppe Marini)


Note dell'autore
WordStar, il più diffuso programma di scrittura prima dell'avvento di Microsoft Word. 
Niente più stelle, solo parole. Allo stesso modo, come un programma di scrittura ormai obsoleto, si spegne un vecchio scrittore, Samuel – direttamente ispirato alla figura e alla biografia di Samuel Beckett –, incalzato dal ricordo della moglie e dell'amante, entrambe inaspettatamente morte prima di lui, e tormentato dalla presenza del direttore di una rivista di studi a lui dedicata, che cerca di carpirgli un'ultima "illuminante" dichiarazione.
(Vitaliano Trevisan)

Trailer: http://youtu.be/YzN42EUX6QE
Teatro Vascello
Via Giacinto Carini, 78 – Roma (Monteverde Vecchio) 
biglietti: intero 20,00 euro, ridotto 15,00 euro - studenti, promozioni gruppi di almeno 10 persone 12,00 euro
promozione@teatrovascello.it - botteghino@teatrovascello.it 
orari: dal martedì al sabato ore 21 domenica ore 17.00

giovedì 15 novembre 2012

AMBIGUITY :Coreografia e Regia di Michele Pogliani dal 15 al18 novembre 2012 al Teatro Vascello

TEATRO VASCELLO
dal 15 al 18 novembre 2012
DANZA CONTEMPORANEA 2012 - 2013
BALLETTO DI ROMA
AMBIGUITY
di MICHELE POGLIANI

Prima parte
PARENTAL ADVISORY: ADULT CONTENT
Prima assoluta
Michele Pogliani
In collaborazione con Lorenzo Schiavo
Drammaturgia:Michele Pogliani, Lorenzo Schiavo e Riccardo Reim
Testi: Riccardo Reim
Musiche: Emiliano Panepuccia(Da.Mood), Modeselektor
Interpreti: la compagnia
video: Leonardo Cianci/Matteo Carratoni
Installazione video: Michele Innocente
Post produzione audio: Tommaso Marconi
Costumi, art direction: Tiziana Barbaranelli
Con la partecipazione di: Ottavia Fusco

La paura dell'ambiguità permea la società moderna. L'ambiguità spaventa, oggi come nei
secoli dei secoli: è l'anima nostra più profonda e meno controllabile. 
Parental Advisory: adult content affronta il tema della genesi dell'essere umano e le sue ambiguità innate, dal punto di vista femminile e omosessuale, sempre considerati subalterni e inquietanti - ma affascinanti - dal mondo maschile dominante. Questo lavoro vuole dire quello che molti pensano e non hanno il coraggio di dire o ammettere. Entra nel mondo delle fantasie erotiche con simboli e metafore per coinvolgere il pubblico in un'ampia riflessione.

Seconda parte
THE ARENA LOVE (per Kim)
Michele Pogliani Antonio Vivaldi, Wade Robson, Amon Tobin
la compagnia Bernie van Velzen/Michele PoglianiThanos Polymeneas Michele Pogliani, Allievi della Nuova Accademia delle Belle Arti di Milano Lorenzo Schiavo

In The Arena Love, ambientata in un futuro senza tempo, si parla della diversità dell'amore: un intreccio tra fantasia e subconscio, tra apparenza e realtà. L'essenza dell'uomo tanto abilmente celata dietro l'armatura dell'apparenza, ricca di finti e inutili orpelli barocchi.
The Arena Love, creato su un collage musicale che vede le note di Antonio Vivaldiaffiancate alle sonorità hip hop di Wade Robson e al suono elettronico di Amon Tobin, hadebuttato a Den Haag nel autunno del 2008 in occasione del trentesimo anniversario della compagnia storica olandese Dansgroep Krisztina de Chatel.

Ringraziamenti:
Luciano Carratoni per l'opportunità, Riccardo Reim, Ottavia Fusco e Tiziana Barbaranelli per la loro collaborazione, Francesco Pogliani, Francesca Dantini, Emiliano Panepuccia,Leonardo Cianci, Ignazio Raso e Empresa per la loro generosità e i danzatori del BdR perla loro passione e contributo.

TEATRO VASCELLO
via Giacinto Carini n.78 - 00152 Roma (Monteverde vecchio)
spettacoli h.21 - domenica h.18
Ufficio stampa Cristina D'Aquanno promozione@teatrovascello.it
info: 065881021 -065898031 -3405319449
www.teatrovascello.it